I NOSTRI SOCI
Linetta Ajello Casini
Linetta Ajello Casini – Nata ad Orte (VT) il 20 Gennaio 1915, nel 1932 si trasferì, insieme ai genitori e ai fratelli, a Pisa, poi nel 1937, a seguito del matrimonio con lo scrittore Tito Casini, fissò definitivamente la sua residenza a Firenze e da allora si è sentita fiorentina d'adozione e d'amore. Proveniente da studi classici, aveva però preferito insegnare per ben 43 anni nelle scuole elementari. Da sempre appassionata di poesia, solo dopo gli 80 anni, in seguito all'incontro con l'Accademia Vittorio Alfieri e conquistata dal manifesto del “Dolce Stile Eterno”, cominciò a pubblicare le sue rime che, se pur nate in età avanzata, hanno una incredibile freschezza. Diventò subito uno dei pilastri dell'Associazione, con la quale tra il 1999 e il 2006 pubblicò tutte le sue poesie in 4 volumi: “Luci ed ombre”, “L'Angelus della sera”, “Ritratti” e “Pagine sparse”. Si spense serenamente all'età di 92 anni il giorno 11 Aprile 2007.
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Guardando il tuo ritratto
Il tuo amore ritrovo nei tuoi occhi,
che mi guardan dal quadro col sorriso
d'anni trascorsi, ma non mai scordati,
ché sempre ho in cuore i tratti del tuo viso.
Risento la tua voce, i tuoi accenti
di quando mi parlavi del tuo amore . . .
ed ora che i tuoi occhi sono spenti,
t'ascolto, che mi parli ancor col cuore.
Ti guardo e ti sussurro due parole,
quelle che ti svelarono il mio amore.
Sorridi: tu ricordi quelle sole . . .
E mi rispondi, col tuo sguardo mite,
senza parlare, ma nel tuo sorriso
sento le nostre vite ancora unite.
Notte di San Lorenzo
Volano i miei pensieri nell'attesa,
mentre qui aspetto le cadenti stelle,
presagio forse di liete novelle,
e per l'evento ho l'anima sospesa.
Il vento soffia, lieve brina è scesa,
a nasconder nel cielo argentee stelle,
già nubi nere copron le più belle
e poi la pioggia cade giù a distesa.
E non c'è luna ad indicar la via …
Un cupo tuono romba assai vicino:
San Lorenzo ha tradito la mia attesa.
Ma guardo il cielo conturbato e buio:
oltre le nubi c'è sempre il sereno
e verso il cielo va l'anima tesa.
Il compasso
L'anima mia, sempre con te sicura,
oggi ricorda le giornate ansiose,
quando l'anime nostre, due in una,
temevan sulla terra esser divise.
“Non paventar – dicevi - la frattura,
noi siamo come l'aste dei compassi:
tu l'asta fissa e reggi l'andatura,
io l'altra, che, se pure muove passi,
al centro rientra sempre, sta' sicura.
Quando il mio spirito tornerà al Creatore,
tu, ferma sempre come l'asta dura,
mi seguirai col cuor presso il Signore.
E allor che la tua ora arriverà,
ci riuniremo tutt'e due all'interno,
ed il compasso mai più s'aprirà,
ché unito e fisso resterà in eterno.”
Il mio cammino
Il mio cammino è lungo e tortuoso
per una strada ch'è tutta un ricordo:
un viaggio bello, molto avventuroso,
con vicende vissute che non scordo.
Passato come passan le stagioni:
tempo brutto, poi bello in alternanza;
il cammino, cosparso anche di fiori,
m'ha lasciato un bel raggio di speranza.
Ancora spero pace sulla terra,
ma se orizzonte ancor vago è al mio sguardo,
tranquilla io proseguo la mia via,
ché gran fiducia ho ancor nel mio destino,
e so che dopo tanto camminare
Dio troverò in fondo al mio cammino.
L'abito azzurro
Era azzurro il vestito che portavo
la prima volta che tu m'incontrasti:
era buio e a fatica camminavo
sulla neve, così mi sorreggesti.
Entrati in casa mi tolsi il mantello
e l'azzurro dell'abito alla luce
splendette come il cielo al tempo bello,
donando agli occhi il brillio che seduce.
Mi confidasti poi che in quel momento
nel tuo cuor fu segnato il mio destino
e sempre mi volevi, più contento
se l'abito era azzurro, a te vicino.
Anch' ora un bel vestito è preparato,
azzurro come il cielo più turchino,
e me lo metteranno, è già scontato,
per affrontare l'ultimo cammino . . .
Mi guarderai radioso come allora,
come la prima volta che ti vidi,
la vita allor sarà come un'aurora:
perché in eterno noi saremo uniti.
La campana dell'Ave Maria
Dolce campana dell'Ave Maria,
che sempre hai salutato il mio cammino,
soave suono, pieno d'armonia,
t'ascolto ancor con animo bambino.
Niente è più grato all'anima mia,
di quel breve rintocco mattutino
che mi riporta pien di nostalgia,
ai primi anni del lungo cammino.
Il nuovo giorno è pieno di freschezza
e in esso la mia anima si appiana,
tornando al tempo della fanciullezza.
Così vorrei finir, senza tristezza,
questa mia vita mentre la campana
suona l'Ave con mistica dolcezza.
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Velio Ciliano
Velio Ciliano, pseudonimo di Vincenzo Rapa, poeta, scrittore e autore-compositore di canzoni, nato a Piedimonte Matese il 25/3/1934. A 15 anni scrive “Versi ametrici dell'adolescenza”. Quindi perfeziona i suoi studi sulla metrica e a vent'anni già produce poesie e canzoni di buona qualità. Nel 1954 invia la canzone CARMENIELLO al Festival di Napoli. È iscritto alla SIAE come autore di testi per musica e compositore. Emigrato per lavoro in Svizzera nel 1961, nel 1964 vince il Festival della Canzone Italiana di La Chaux-de-Fonds. Torna in Italia nel 1981, poco dopo il disastroso terremoto dell'Irpinia; si sposa, e in un concorso la “Scuola Cantonale Pasticceri” e la “RadioTV” del Ticino gli assegnano una torta nuziale di 10 piani, recapitata al ristorante ad Avellino il giorno delle nozze. Tra i tantissimi premi e riconoscimenti, sia per la poesia che per la canzone, in oltre 50 anni di attività artistica, ricorda con soddisfazione i complimenti di Hilary Clinton dopo l'ascolto della sua poesia “Il cuore della mamma” e del CD “Le canzoni di VELIO CILIANO”. L' “Associazione Culturale Europa Unita” gli ha conferito il prestigioso Premio alla Carriera.
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Natale
In questa notte Santa e pien di gelo
godono i monti d'una pace d'oro;
di mille e mille voci odesi un coro
che “Osanna” innalza al vertice del cielo.
Falange di Dio esulta in grande zelo:
nasce il pargol dall'umile ristoro,
scaldato un po' dal fiato … ed è “Alloro”
se di bianco si veste qualche stelo …
Guida i Re Magi la stella lucente,
.. “È nato! È nato! È nato il Redentore!”
orano i figli della madre Chiesa.
Oh dolcissima notte d'Oriente,
volta stellata! Or con tanto amore
i sacri bronzi suonano a distesa!
Una domenica di marzo
Stamane le fanciulle sono in festa …
in abiti leggiadri a Messa stanno
con volto sacro e velo sulla testa.
Nel pomeriggio, poi, si svagheranno
in vari modi … le odorose viole
e margherite pure coglierano
per la Madonna, per le loro scuole
o per l'amato … forse per la vana
acconciatura. Oh come al grato sole
si spande il vecchio suon della campana …
Quadretto
La luce manca delle stelle in cielo
mentre dal solitario nero ostello
soffice sorge quel cirro novello
che lascia lentamente un bianco velo
e, nella candidissima sua plaga,
la luna disinvoltamente vaga …
Italia lontana e mamma vicina
(canzone)
Italia lontana
e mamma vicina
per me – emigrato –
agrodolce destino …
Mi sveglio ch'è giorno
dolce la mamma
tutto m'infiamma
il suo parlare …
M'affaccio al balcone
che nostalgia,
Italia mia
torno a pensare …
Un poco di sole
di stelle e mare
io vo' sognare
finché vivrò!
Italia lontana
e mamma vicina
per me – emigrato –
agrodolce destino …
Ode
Fra raggi celestiali e cherubini
venisti qui nel mondo
portato dal più santo dei destini!
Prodigarsi in opere di bene
in cambio delle pene!
In sacrifizi grevi scorron gli anni
e … nel sospir profondo,
si taccion lotte, gioie con affanni!
Resta al corpo un volto bianco e fiso,
va l'alma in paradiso!
E tu riposi in pace nella sera
laddove vien dal mondo
gemente questa sacra mia preghiera!
Vien la pioggia sul freddo tuo letto:
il ciel ti ha benedetto!
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Elena Zucchini
Elena Zucchini abita a Genova, dove è nata; ha frequentato il Liceo Classico e si è laureata in Scienze Biologiche, svolgendo per oltre 20 anni la professione di biologo nell'industria farmaceutica. Attratta dalla scrittura in versi fin dall'infanzia, se n'è allontanata per l'avversione verso la poesia novecentista. Completamente assorbita dagli impegni lavorativi e familiari, si è riaccostata alla poesia quando, concluso il rapporto di lavoro e con le figlie già adulte, ha incontrato l'Accademia Alfieri. Ha aderito con entusiasmo al movimento letterario “Il Dolce Stile Eterno” e si è applicata allo studio della prosodia e della metrica e alla produzione di testi poetici che utilizzino esclusivamente versi canonici coronati da rime e inseriti in schemi metrici. Coordinatrice della Sezione Ligure dell'Accademia Alfieri, si occupa nella sua città di letture poetiche, eventi culturali e spettacoli di poesie, e conduce un Laboratorio di Versificazione in una prestigiosa sede comunale.
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Oggi
(rondò per mia figlia Elisa)
Oggi è con rinnovata tenerezza
che spio il tuo sonno calmo e sorridente.
Ritrovo la medesima dolcezza
di quando piccolina eri dormiente
accanto a me col tuo viso innocente
paffuto, col respiro sempre uguale
e i riccioli disordinatamente
mischiati ai miei capelli sul guanciale.
Oggi il tuo volto è d'un pallido ovale
ombrato dalle lunghe ciglia arcuate,
par di madonna rinascimentale,
ma fanciulle le labbra delicate.
Stringi con quelle dita affusolate
la tua coperta, tutta freddolosa.
Ti guardo in mezzo a lacrime salate
vinta da un'emozione silenziosa.
Oggi sei donna, sei meravigliosa!
Non riesco quasi a credere sia vero:
per me resti la mia bimba giocosa,
eppur comprendi a fondo il mio pensiero.
Libera voli già sul tuo sentiero
con la baldanza della giovinezza,
ma ancora cullo il tuo sonno leggero
privo di adulta consapevolezza.
Bruciano le mie labbra
Bruciano le mie labbra sulle tue,
brucia la pelle che alla tua aderisce,
brucio d'amore tutta se noi due
danziamo quella danza che sfinisce.
Passano i giorni, eppur non si esaurisce
la magia che rinnova i nostri sogni
e l'insperato amore che ci unisce
soddisferà i più intimi bisogni.
Il bacio mattutino che tu sogni,
per cui l'intera vita tua daresti
e i mille baci di cui tu abbisogni
te li darò ... e tu cosa faresti?
Certo la libertà mi lasceresti
di sceglierti ogni giorno con letizia
e i tanti baci contraccambieresti
per non esser tacciato d'avarizia.
Procederemo in complice amicizia,
ci intrigherà l'amor con l'arti sue ...
E finché Sorte ci sarà propizia,
mi brucerò le labbra sulle tue.
Agguato
Come una maga, svelta nella mossa
io cambio pelle ed il mio antagonista
disoriento, poi sfuggo alla sua vista
e posso ripartire alla riscossa.
Sì, mi diverto in questa caccia grossa!
(chi è la preda e chi è il predatore?)
Sento vibrare l'ansia nel suo odore,
mentre resto acquattata nella fossa.
Balzo e spalanco la mia bocca rossa,
affondo i denti dritta sino al cuore
e il mio veleno inietto con furore.
Leggo in quegli occhi una gioia frammista
d'accettazione rapida, imprevista
e il mio potere bevo fino alle ossa.
Voce
(a Elena Pelizza)
Bellezza è quella ch'esce dai tuoi occhi
e scivola sui raggi degli sguardi
che ovunque tu li attardi
sono messaggi, sono lievi tocchi ...
Velluto di corolla e di rugiada,
ala d'angelo che frulla e s'invola,
bellezza che prorompe dalla gola,
un picco che digrada
e accompagna acqua chiara al vasto mare,
dov'è dolce annegare.
Bellezza che ti sgorga dalla pelle,
piuma che danza al moto delle dita,
profumo che si avvita
in volute che inebriano le stelle ...
Miele biondo che sprizza di sorpresa,
soavità che nelle vene cola,
bellezza che prorompe dalla gola,
tutta di fuoco accesa,
pallida perla fra le labbra rosa
rotola voluttuosa.
E' curva d'onda, graffio inferto al cielo,
schiaffo di vento, fremito di stelo.
Fragile è la notte
... ma fragile è la notte nei respiri,
quando le ciglia gravano sugli occhi,
quando ovattati giungono i rintocchi
scorrendo sopra le ali dei sospiri.
Quando le ciglia gravano sugli occhi
dopo l'amore, dopo i suoi raggiri,
scorrendo sopra le ali dei sospiri
piovono i sogni lievi come fiocchi.
Dopo l'amore, dopo i suoi raggiri,
non tremano nell'ansia i tuoi ginocchi ...
piovono i sogni lievi come fiocchi,
quando in te stessa tutta ti ritiri.
Non tremano nell'ansia i tuoi ginocchi
mentre nel buio impazzano i vampiri,
quando in te stessa tutta ti ritiri
e in quei bei sogni ridi e ti balocchi. |
Gioia Guarducci
Gioia Guarducci, vive a Firenze, dove ha insegnato Letteratura Italiana e Storia nelle Scuole Superiori. Ama scrivere e dipingere. I suoi quadri sono stati presentati in mostre e rassegne d'arte figurative, sia a livello regionale che nazionale. Nel 1998 ha dato alle stampe il volume " Mimose ", in cui ha raccolto la sua prima produzione di liriche. Successivamente ha pubblicato un'antologia di sonetti in vernacolo fiorentino intitolata "Da' retta, Nanni.... " oggi alla sua seconda edizione. Per qualche tempo ha collaborato con la redazione regionale toscana del quotidiano “Il Giornale”, con poesie in vernacolo. Nel 2002 ha presentato il volume di poesie “ Veglia d'amore ”. Ha ottenuto riconoscimenti in concorsi di poesia e narrativa (tra gli altri il primo premio per la “Poesia dell'anno 1999” bandito dalla Nuova Tribuna Letteraria) e molte sue liriche sono presenti in antologie e riviste letterarie. Collabora con il periodico letterario “Il Dolce Stile Eterno”, organo del Laboratorio di Poesia dell'Associazione “Accademia Vittorio Alfieri” di Firenze.
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Regalami lo spazio d'un ricordo ...
Regalami lo spazio d'un ricordo...
Eco di passi noti in fondo al cuore,
luce d'un lampo che rosseggia e muore,
ma stampa la sua impronta nello sguardo.
Ritorna col pensiero a un altro inverno:
bagliori di finestre illuminate,
due ombre che procedono allacciate
sotto i fiochi lampioni del Lungarno.
Nel petto trema un volo di farfalle,
un fremito struggente, un batter d'ale,
un suono di campane di Natale
che incrina l'aria nera senza stelle.
Stasera vado sola col rimpianto
in cerca del tuo viso tra la gente,
che mi oltrepassa estranea, indifferente...
alle mie spalle, per compagno, il vento.
Vigilia di Natale
Vigilia di Natale. Un vento lieve,
pungente come spine d'agrifoglio.
Lungo la strada, cordoli di neve
e un salice ritorto, nero e spoglio.
Girovaghiamo insieme, senza meta,
il tuo passo all'unisono col mio.
L'orizzonte impalpabile, di seta,
serba del sole un breve scintillio.
Sui colli, sparse luci di presepe
e un ricordo venuto di lontano,
di lucciole inseguite oltre la siepe,
racchiuse dentro il cavo della mano,
furtivo dono d'un adolescente,
in un'estate di tanti anni fa,
posa sul cuore silenziosamente,
segreto pegno di felicità.
Amore mio
Amore mio, sorridimi stasera
e lascia scivolare i tuoi pensieri,
chiudiamo il mondo estraneo dietro i vetri,
questo giorno svanisce ed è già ieri.
Il vento invano tenterà le porte,
insieme stretti aspetteremo il sole,
mi scalderai, ti scalderò le mani
dentro la notte densa di parole.
Io non ti chiedo quanto può durare
questo tempo di favole incantato
e tutto crederò, filando l'alba,
senza futuro e senza più passato.
Piove
Piove, piove stasera.
Un fresco odore d'erba nella stanza
porta la primavera insieme al vento
fugace e lieve come la speranza.
Solitario e scontento
nel giardino dei sogni vaga il cuore,
dietro ogni foglia cerca il tuo sorriso,
trepido insegue l'ombra dell'amore.
Un ricordo improvviso,
un'eco di parole antiche e nuove,
resta in ascolto l'anima sospesa.
Oltre i vetri appannati piove, piove.
Una lampada accesa.
mentre imbrunisce a poco a poco il giorno,
scivola l'acqua e nel silenzio piange
sul tempo andato che non fa ritorno.
L' impronta del tuo bacio
L'impronta del tuo bacio non si sciolse
come l'orma dei passi nella neve,
ma restò sulle labbra un gusto lieve,
miele di tiglio e bacche di ginepro.
Il segreto del bacio, grido muto,
accese l'ombra grigia della sera,
il cuore sospirava primavera
e il languore di notti vellutate.
La neve che volteggia dietro i vetri
rievoca ai sensi l'armonia stregata
di una stagione acerba, sigillata
da quel tuo bacio a fine di Febbraio.
Notte di marzo
Una pozza di luce oltre l'altura
si asciuga e trascolora nella quiete.
Il fuoco acceso tra le vecchie mura
disegna il tuo profilo alla parete.
Sei stato acqua sorgente alla mia sete,
fresca ventata contro la calura,
e palpito di lucciole segrete
tra l'ali d'ombra della notte scura.
Mentre ti penso, in fondo allo stradone
s'alza un canto d'un epoca passata.
Mi affaccio, l'aria odora di limone,
l'oscurità di stelle è trapuntata.
Sottovoce accompagno la canzone,
la primavera forse è ritornata.
Stagioni che vanno
Arde l'estate, rondini nel cielo,
le sere si riempiono di gridi,
presto l'autunno coprirà d'un velo
d'umida nebbia i freddi spogli lidi.
Verrà l'inverno e avrà denti di gelo,
si disfaranno in fango e paglia i nidi,
il girasole fletterà lo stelo,
ma il cuore sboccerà se tu sorridi.
Le parole non dette fioriranno
sulle mie labbra come bucaneve
che d'improvviso sfolgorano al sole.
Le parole segrete, quelle sole,
che sfidano il silenzio della neve,
bianchi germogli per il nuovo anno.
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Franco Gilardetti
Franco Gilardetti, nato a Empoli e residente a Massa e Cozzile, è uno dei soci di più antica data ancora attivi, essendosi iscritto all'Accademia Alfieri in data 1/1/1989, quando la nostra associazione riprese le attività dopo un paio d'anni di stallo. Pubblicò il suo primo volume di versi nel 1989 col titolo “Sul sentiero dei ricordi”, lavoro che quattro anni dopo, ampliato con una serie di nuovi testi, ripropose col titolo definitivo “Due regioni nel cuore”. E poiché le sue poesie sono sempre presenti sulle pagine de L'Alfiere, nelle nostre pubblicazioni antologiche e nei nostri recital, si può ben dire che sia conosciuto da tutti sia per le appassionate quartine d'amore più volte premiate in importanti concorsi letterari, sia per l'ironia dei suoi tanti sonetti dove emerge lo spirito critico e ironico di toscano purosangue. Ed è proprio con una serie di poesie ironiche o buffe che qui si presenta.
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La classe degli asini
L'ispettore entrò in classe e a bruciapelo
chiese: “Chi è che ha preso Porta Pia?”
“Non sono stato io – frignò Carmelo –
voi dite sempre che la colpa è mia!”
“Ma lo sente maestro che idiozia!”
E il maestro rispose: “Santo cielo,
posso testimoniare, a garanzia,
che il bimbo non rubò neanche un pelo!”
Allora l'ispettore, assai furente,
chiese fosse chiamato il direttore;
pure quello rispose: “Non so niente
ma posso assicurar, caro signore,
che pagherò di tasca, immantinente,
basta mi sappia dir quant'è il valore!”
San Pietro e l'ebreo
Un ebreo da poco morto
si presenta da San Pietro
che gli grida: “Vade retro!
non mi puoi far questo torto.
Tuttavia … sarò più umano,
ti trasformerò in cristiano.
E perciò per farti entrare,
(c'è il rimedio a tutto quanto)
ti farò diventar santo,
ti faremo battezzare;
per donarti questa dote
vo a cercarti un sacerdote”.
Però, dopo che ha esplorato
tutto quanto il Paradiso,
torna indietro scuro in viso
e deluso, sconcertato;
forse voi non ci credete!
Non trovò neanche un prete!
Effetti collaterali
Gigi aveva una gamba irrigidita,
andava lemme lemme anche in pianura
e spesso rallentava l'andatura
come arranca un ciclista alla salita.
Io chiesi: “Ma cos'è quella postura?
Ti sei infortunato alla partita?
Smettila di giocar, falla finita,
non forzar più la mano alla natura!”
Gigi rispose:”Cosa dici mai!
Che tu ne imbrocchi una non c'è verso!
Non è da lì che vengono i miei guai,
però che occasione mi son perso:
volevo far l'amore e ci provai,
ma il Viagra … m'è andato di traverso!”
La mucca e il toro
Un giorno un prete vide una bambina
che una grossa mucca trascinava
e incuriosito chiese alla piccina
dove, con quella bestia, s'avviava.
E la bimba che era proprio brava,
furbetta e svelta come una faina,
rispose che la vacca accompagnava
lì nei pressi, alla monta taurina.
“Vergine Santa, o che famiglia siete?
- disse il curato – Non c'è più decoro,
le creature devono star quiete,
doveva far papà questo lavoro!”
Ma la bimba rispose: “Caro prete,
penso sia meglio, molto meglio il toro!”
La confessione
Che m'è servito far la confessione?
O senti questo prete com'è strano!
Perché insidio la moglie al sacrestano
ora mi vuol negar l'assoluzione!
Mi dice che la mia è aberrazione,
che i miei modi son quelli d'un villano,
che mi comporto in modo disumano
e in testa ho solamente confusione;
che manco di contegno e di decoro
e ne risponderò all' Ente Supremo,
che è come carpire un gran tesoro
il volere rubar la donna altrui!
Ma questo prete crede ch'io sia scemo
o la vuole insidiar soltanto lui?
La scomparsa del canarino
A tarda notte ricasò Renato
e al mattino la moglie furibonda:
“Ti sei nuovamente ubriacato,
hai fatto, con gli amici, baraonda!
Mi hai tutto il tinello devastato,
dello tsunami par passata l'onda
e il canarino non l'ho più trovato!”
seguitò a dire sempre più iraconda.
“Che vuoi che sappia io del canarino!
Iersera avevo un forte mal di testa,
nello stomaco grande agitazione
e per sentirmi meglio un zinzinino,
per veder se passava un po' alla svelta,
mi feci una spremuta di limone!”
Il grande bordello
Fra tutta la solenne porcheria
che la televisione ci propina
ogni notte, ogni sera, ogni mattina,
sono Grande Fratello e compagnia,
capolavori di pacchianeria,
per dignità, cultura, una rovina
e del buon gusto la carneficina,
il non plus ultra della sciatteria.
Perciò quando rivolgono l'appello,
come fosse una cosa molto seria,
se voglio eliminare questo o quello
rispondo, con rabbiosa reazione,
che se fosse per me, porca miseria,
vorrei eliminar la trasmissione.
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Giuseppe Medaglini
Giuseppe Medaglini, è nato a Firenze nel 1922. Nella sua lunga e faticosa carriera ha percorso da tenace autodidatta il difficile cammino della pittura, della poesia e della narrativa. In pittura ha subito fortemente l'influenza dei pittori labronici, trascorrendo le vacanze estive nella pittoresca località di Castiglioncello, dove ha conosciuto alcuni dei maggiori esponenti di quella scuola: Masaniello Luschi, Angiolo Volpi, Giorgio Luxardo, Piero Pastacaldi, Andrea Razzauti e dove ha ottenuto i primi incoraggianti successi. Nel campo della poesia e della narrativa, pur essendo capace di esprimersi in versi improntati ai ricordi del passato, con l'inconfondibile maniera che ricorda e richiama la poesia crepuscolare, non disdegna la satira prendendo spunto dalla realtà che ci circonda. Da molti anni fa parte dell'Accademia Vittorio Alfieri e partecipa a molte manifestazioni da questa promosse. Ha svolto per quarant'anni un'attività professionale nel campo della consulenza del lavoro, che è continuata dai figli. Queste deliziose poesie sono tutte tratte dalla serie “Ricordi di scuola”.
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Ricordi di scuola (Anni 30)
Giuliana, Wanda, Flora, Beatrice!
Oggi dal mio passato ho dissepolti
insieme ai vostri nomi, i vostri volti
dolci compagne di un'età felice.
E canterò la mia malinconia
rimpianto di quel tempo ormai lontano,
sulle cadenze dolci di Gozzano,
con un senso di amara nostalgia.
Erano gli anni verdi della scuola,
erano i primi passi della vita …
da allora quanto tempo è già passato!
Ora, più spesso, il mio pensiero vola
a quella primavera, ahimè sfiorita
e che tanto rimpianto mi ha lasciato.
Wanda
Wanda, la bella bimba forestiera
che abitava una villa nei dintorni,
arrivava alla scuola tutti i giorni
accompagnata da una cameriera.
La cartella di pelle, il portapranzo
invece del modesto panierino,
tu sembravi ai miei occhi di bambino
la tenera eroina di un romanzo.
Portasti nella scuola sonnolenta
un soffio d'aria nuova, transalpina;
eri una bimba dolce, assai carina,
e nello studio rispettosa e attenta.
E mi parlavi col tuo accento strano
dei tuoi viaggi in Asia, all'Equatore,
sulle orme di tuo padre, ambasciatore
di quel paese tuo, tanto lontano.
La più bella eri tu della seconda
e ne eravamo tutti innamorati:
avevi gli occhi azzurri, trasognati,
e un nimbo d'oro sulla chioma bionda.
A volte mi tenevi per la mano
durante l'ora di ricreazione
ed io, per ricambiarti l'attenzione,
ti compilavo il tema d'italiano.
Fiammetta
Stamani da un libro di scuola
degli anni volatisi in fretta
n'è uscita una piccola viola,
Fiammetta … l'aveva lì posta in segreto.
Rivedo la dolce bambina
dall'aria simpatica e schietta;
ricordo com'eri carina,
Fiammetta … graziosa compagna di banco.
Percorro a ritroso la strada
degli anni che corsero in fretta;
di te come fresca rugiada
Fiammetta … ritrovo il soave profumo.
Ritrovo dei sogni l'accordo,
risento nel cuore una stretta
se solo il tuo nome ricordo,
Fiammetta … dai riccioli d'oro e di seta.
Ricordo il paese raccolto
intorno alla torre che svetta
dai tetti, rivedo il tuo volto,
Fiammetta … dagli occhi di cielo e di mare.
Ricordo la casa dei nonni
accanto alla vostra casetta;
fu lì che a turbare i miei sonni
Fiammetta … giungesti un mattino di maggio.
Chissà perché mai, come allora,
il cuore mi batte più in fretta,
se penso a quand'eri l'aurora,
Fiammetta … mio quieto tramonto.
Flora (I)
Alunna della quarta, ripetente,
capelli lunghi, biondi, occhi celesti:
compresi al primo sguardo che saresti
stata il mio turbamento adolescente.
Molto spesso restavi in compagnia
durante l'ora di ricreazione
con Beppe, che abitava nel rione,
figliolo del fattore di Badia.
Anche il tuo nome, Flora, era l'essenza
arcana e dolce dei giardini in fiore,
fosti la benvenuta tra le suore,
beniamina di Suor Maria Lorenza.
La buona suora che col suo talento,
gran competenza e facile parola,
sovrintende al teatro della scuola
cui tu infondesti un nuovo sentimento.
Tu fosti in scena la più bella fata,
la sfortunata, povera orfanella,
la triste castellana Biancastella,
la bella principessa addormentata.
(II)
Piero, il più bell'allievo della quinta,
nelle vesti del bel Principe Azzurro,
con un ardente bacio ed un sussurro
ti risvegliò da quella morte finta.
Quell'anno insieme a validi compagni,
con la grazia che avvince e che incatena,
superasti te stessa, e sulla scena,
fosti la “Lodoletta” di Mascagni.
Il repertorio si arricchì persino
di un fosco dramma: fosti l'eroina
nei panni della gaia “Colombina”
che cedette alle insidie di “Arlecchino”.
Dopo il trascorso di due anni sani
si sgretolò l'idillica masnada:
ognuno se ne andò per la sua strada
per costruire altrove il suo domani.
Io fui garzone in una vetreria;
passaron molti anni, poi si seppe
che convolasti a nozze con Giuseppe,
il figlio del fattore di Badia.
Giuliana
Giuliana! Forse fosti la più amata
in quel primo tormento adolescente
chiamato amore, e forse inconsciamente
non ti ho neppure mai dimenticata.
Capelli bruni, pettinati a treccia …
ricordo quando, piena di rossore,
sul mio quaderno disegnasti un cuore
sanguinante, trafitto da una freccia.
Era un messaggio che capii soltanto
molti anni dopo, quando sul mio cuore
era già sceso il gelo dell'inverno ...
Quando, cercando un poco di calore,
ritrovai dentro un mio vecchio quaderno
un cuore rosso … da una freccia infranto.
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Linda Luisi
Linda Luisi - Poetessa napoletana di origine Lucana, di professione assistente sociale, adesso in pensione, ha imparato ad esprimersi in versi sin dall'infanzia e oggi le sue poesie migliori sono raccolte in due volumi: ARABESCHI che raccoglie quelle in lingua italiana e OMBRA D''ARGIENTO quelle in lingua napoletana. Altri suoi testi più recenti sono reperibili in varie antologie e riviste e tra le rassegne dei vincitori di molti premi letterari. Alcune di queste sono state anche musicate dal fratello Luciano.
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Napoli antica
Per la strada consunta e solitaria
saliva lentamente, curva e bianca,
col suo piccolo scialle arrotondato.
Ombra lieve nel freddo della sera
con qualcosa d'antico in quell'andare
un po' stentato e pure... un po' solenne.
Così m'apparve nella vecchia via,
ombra lieve nel vento della sera,
sola e remota come la canzone
singhiozzata dall'ultimo pianino.
Sol che tu voglia
Sol che tu voglia camminarmi accanto
in quest'autunno dalle tinte d'oro
io ti farò rivivere l'incanto
di quel giorno assolato e il suo ristoro.
Ritroveremo intatto lo stupore
di quell'azzurro limpido del cielo,
del silenzio sospeso nel tremore
di nubi bianche tenui come un velo.
Poi, se vorrai, andremo più lontano,
tra i viali dell'antica tenerezza
e sarà ancora nostro il mondo arcano
dell'incantata, prima giovinezza. |
Primo Conoscenti
Primo Conoscenti , scrittore e poeta genovese, è uomo di grande esperienza di vita in quanto, grazie alla sua professione di primo infermiere di bordo su navi da crociera, ha avuto occasione di visitare lontanissimi paesi, compiendo, oltre ai viaggi nei vari continenti, anche per ben due volte la circumnavigazione del pianeta. Da tutto ciò ha tratto il materiale che in questi ultimi anni, venuto in pensione, costituisce la base per i suoi scritti in versi e in prosa. E' attualmente il principale collaboratore ligure per le attività della locale Sezione dell'Accademia Alfieri e, come coordinatore di alcune attività artistiche dell'Associazione “La Goletta”, ha creato uno spazio in quella sede per l'istituzione di un nostro “laboratorio di poesia” con appuntamenti mensili. E' presente a quasi tutte le nostre iniziative, anche a quelle più lontane dalla sua residenza, come la settimana a Rimini e i vari incontri con i poeti dell'Amiata.
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Cerco
Cerco ancora la strada mia smarrita
perduta dentro le Città del mondo…
ovunque sia mi sento vagabondo
mentre consumo i giorni della vita.
Errabondo io son come un relitto
dall'onde dell'Oceano sbattuto
l'orizzonte mi par di aver perduto
insieme al grande ben dell'intelletto…
Per questo cerco un'ancora sicura
un'isola sognata un faro un porto…
dove poter trovare il mio conforto
per alleviare questa mia sciagura…
Sicuro sono che… presto la sorte
mi cambierà… il corso del destino
ritroverò nel mio nuovo cammino
la speranza che rende l'uomo forte…
So che fortuna non mi sarà avara
ma generosa ed in forma chiara…
facendomi trovare amici veri
nel gruppo dei poeti… dell' Alfieri.
Amanti
La luna dalle nuvole nascosta
faceva capolino all'orizzonte
illuminando col… suo argenteo raggio
il mare, la scogliera, il paesaggio.
Sulla spiaggia le barche capovolte
sembravano relitti alla deriva
e intanto fra gli scogli, più distante
s'udiva il ribollir delle onde infrante.
Sul litorale che costeggia il Borgo,
nel silenzio del cuore… tutti immersi
adagio camminavano gli amanti
stretti per mano, belli e trepidanti.
E finalmente giunti alla barriera
cautamente scendevano tra i massi
con dentro il petto una emozione nuova
alla ricerca dell'ambita alcova.
Trovato in un anfratto un masso piatto
si distesero l'uno accanto all'altro,
la giacca… arrotolata a far guanciale …
quello fu il loro talamo nuziale.
In quella prima volta tanto attesa,
magica di passione e sentimento
morto nelle carezze ogni pudore,
fra baci ignoti… fecero all'amore.
Nell'aria odor di sale e di marina
sulla spiaggia rumore di risacca
anche la luna in cielo spense i lumi
furon sospiri languidi e profumi.
Furono giochi audaci dei due corpi,
estasi fu… mai conosciuta prima
un sogno di felicità fiorita
dentro il teatro vero… della vita.
Nel solitario tempo ...
Nel solitario tempo del dolore
la fitta nebbia offusca la memoria
e l'esistenza passa senza gloria
nei giorni di tristezza senza amore.
Il cervello non regge alla fatica
per dare impulso a mente cosi stanca
perciò, la carta resta sempre bianca
con la matita ferma tra le dita.
Nessun pensiero nasce dalla testa
nel buio vuoto tutto è deprimente
l'umanità mi guarda indifferente
mentre naufrago son nella tempesta.
Tra le difficoltà di questa vita
sballottato mi trovo nello sbando
mentre ricordi vado ricercando
m'accorgo che l'impresa è molto ardita.
Soltanto nella luce delle stelle
troverò l'estro, per nuove novelle.
La rosa di Nervi
Il Roseto di Nervi mi ha chiamato
tra lacrime piangendo sconsolato:
“Qui non ritrovo più la bella Rosa
che ancora sto cercando senza posa”.
Di corsa l'ho raggiunto dentro il Parco
lo vidi accovacciato a forma d'arco
e in quella posizione innaturale
m'accorsi che realmente stava male.
Allora con amore l'ho calmato
e dal triste dolore consolato
gli dissi: “ su non fare il moribondo
che non è questa la fine del mondo.
Se la tua Rosa ancor non l'hai trovata
può darsi che non sia stata rubata
sicuramente (e qui tirai un sospiro)
sarà andata in giardino a farsi un giro.”
Nel parlare così però mentivo
perché dov' era Rosa lo sapevo:
distesa sul divano a casa mia
teneramente a farmi compagnia.
Equivoco
Mi hai telefonato con sussiego:
“amore mio, ho bisogno del tuo aiuto,
fai presto, non tardar, caro, ti prego,
vieni da me, non darmi un tuo rifiuto.”
Credendo, lieto, ad un ripensamento
sul due di picche che mi avevi dato,
mi son precipitato in un momento
e all'istante da te sono arrivato.
La porta mi hai aperto col sorriso
dicendomi: “ su, siediti in salotto
e aspetta con pazienza che ti avviso
quand'è il momento in camera da letto.”
Nell'attesa sognavo ad occhi aperti
l'antico sentimento riottenuto,
gioivo al sol pensiero di riaverti,
mio amore, che credevo ormai perduto.
Al tuo richiamo accorsi nella stanza,
con espressione angelica mi hai detto :
“prendi, martello, cacciavite e pinza
e aggiustami per bene il casto letto.”
Finii di riparare la rottura,
dopo tanto lavor, sudato e stanco,
ti chiesi di onorare la “fattura”
rispondesti di NO, così andai in bianco. |
Adriana Mosca
Adriana Mosca, nata a Venezia, è docente di lettere nella scuola media. Ha pubblicato in volumetto dieci sillogi di poesie e un racconto; altre raccolte poetiche, poesie singole e racconti sono apparsi in numerose riviste e antologie. Ha ricevuto premi e riconoscimenti e più volte è stata invitata a far parte di giurie di premi letterari nazionali. Recentemente ha curato “ Umberto Mosca – Retrospettiva” una monografia sull'opera pittorica del padre, scomparso alla fine del 2002.
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Rondò dell'amore negato
Vorrei potere dire anch'io “ti amo”
a creatura di carne, non di vento
quando lancia la rondine il richiamo
nel cielo che s'illumina d'argento.
L'ingenuità dell'innamoramento
più non importa al cuore che ha sofferto
ma l'autenticità del sentimento
lo sguardo puro ed il sorriso aperto.
Un tempo di speranze avevo un serto
posato sui capelli, mia corona
di gloria, mio sostegno e vanto certo.
Ma ormai la giovinezza mi abbandona …
Della matura età ogni cosa buona
ogni piccola gioia quotidiana
ogni dolcezza che il cielo mi dona
curo ed apprezzo, ma la vita è strana
se la meta più ambita mi allontana
se continua a negarmi ciò che bramo
e scorre il tempo nell'attesa vana
di poter dire un giorno anch'io “ti amo”.
Campagna elettorale
Dolce utopia che da sempre ho nel cuore
non trovo nulla qui che ti somigli:
tra questi manifesti il tuo colore
non vedo e la mia scelta è senza appigli.
Manca la novità che meravigli
che mi faccia rinascere l'ardore
e l'ottimismo per i nostri figli.
Prevale il sentimento del dolore
per energie e denaro spesi invano
speranze ed entusiasmo mal riposti
e discorsi lontani dalla gente.
C'è l'ideologia fatta di niente
e la rincorsa ai migliori posti
ma la crisi è del popolo sovrano.
Notturno
Lattea fresca luce, irrorata pace
sui campi di primavera versata
calmo candore, purezza incantata
che il cuore lava mentre tutto tace.
Non s'ode lieve sussurro di vento
tra i rami neri che sembrano trine
ricami oscuri tra vitree perline.
Dorme la notte con respiro lento.
D'ogni pensiero si spoglia la mente.
Dorme la notte e sogna dolcemente.
Inverno a Venezia
Benedetta la bora che ridona
dopo tanto il fulgore della luna!
La nebbia uggiosa infine ci abbandona
e argento appare sopra l'onda bruna.
Dimenticato avevo l'aria buona,
le stelle, che saluto ad una ad una …
Un canto d'allegria in me risuona
che pensieri piacevoli raduna.
Ma nella notte odo le sirene
dei battelli dal buio impauriti come anime dannate fra le pene
come bambini piccoli smarriti
e intanto fitto velo le barene 1 di nuovo opprime e i ghebi 2 intirizziti.
1 terreni che nei periodi di bassa marea emergono dalle acque lagunari
2 piccoli canali fra le barene
L'amicizia
Amico e amore han la stessa radice
quindi l'amico sempre mi vuol bene
senza giudizi ascolta le mie pene
e fiduciosamente le sue dice.
La confidenza giunta al suo orecchio
nel suo cuore con cura è custodita
e quando la mia anima è smarrita
in lui mi vedo come in uno specchio.
Affinità e stima ci han legati
e il lieto conversare in compagnia:
dal tempo non saremo separati
e coglieremo fiori d'allegria,
dall'affetto saremo illuminati
per quanto buia sia la nostra via.
Poesia
(acrostico)
P erla rara nell'ostrica celata
O dorosa magnolia ora fiorita
E delweiss che strapiombi oscuri domina
S ogno che sulla carta prende vita
I cona dell'ignoto che è nell'anima
A rdente stella che la via ha svelata.
Minestra ligure
Sebbene non sia brava come Oretta
come Elena, Gioia e Anna Maria
anch'io voglio spiegarvi una ricetta …
che non richiede alcuna maestria.
Se manca il tempo e vai sempre di fretta
esiste un'economica magia:
il pesto fresco pronto già in vaschetta
secondo me una vera leccornia.
Con il passaverdura le patate
devi schiacciare (prima van lessate)
e a parte i ditalini cuocerai.
Insieme queste cose van versate
in pentola e con acqua amalgamate
sul fuoco; mescolando aspetterai
solo pochi minuti e poco prima
di spegnere il fornello i ditalini
nel tutto versa e per amor di rima
dirò che anche i palati sopraffini
questo piatto soddisfa e se la lima
manca un po' a questi versi birichini
fidatevi del gusto e dell'assaggio
della veneta che all'altrui cucina
con tanta convinzione ha reso omaggio.
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Leonora Fabbri
Leonora Fabbri è nata a Camporgiano (Lucca). A Barga ha completato gli studi magistrali e a Firenze quelli universitari. Ha trascorso parte degli anni centrali della sua vita a Londra (Inghilterra), dove ha insegnato Lingua e Letteratura Italiana, e dove ha pubblicato due divertenti libretti per facilitare agli studenti l'approccio con la nostra lingua, intitolati : " Ridiamo in Italiano" e " Divertenti Storie Italiane ".
A Barga ha respirato la stessa aria di Giovanni Pascoli, a Londra quella dei grandi poeti inglesi da William Shakespeare ai Romantici, e a Firenze quella dei poeti italiani di tutti i tempi. Sì, perché rientrata in Italia e stabilitasi a Firenze, ha coltivato a tempo pieno il suo interesse per la Poesia entrando nell'associazione "Accademia Vittorio Alfieri" dove oggi ha l'incarico di Segretaria e P.R.
Dalla fine del 2005, per conto dell'Accademia Alfieri, cura i rapporti con Lady Radio per la scelta delle poesie per la rubrica "Due minuti di…versi", che sta riscuotendo un notevole successo. Durante il 2006 ha collaborato, sempre per l'Accademia Alfieri, col giornale METROPOLI per il concorso letterario "Racconti di casa nostra" e Poesie di casa nostra".
Ama la letteratura, la musica, il canto e la fotografia. Sue poesie e racconti sono stati pubblicati in antologie e periodici. Predilige la forma poetica del "Sonetto Elisabettiano".
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Il bruco e la farfalla
Le foglie del mio bel geranio rosa
son state tutte intorno rosicchiate,
le ho viste una mattina luminosa
quasi a implorarmi d'essere salvate.
Osservo e sotto quelle più sciupate
vedo briciole nere come terra
e un verde bruco, è lui che l'ha mangiate,
continua devastante la sua guerra.
Asettica credevo la mia serra!
Dal parassita libero - che orrore! -
la pianta di cui cambio anche la terra,
controllando se c'è cattivo odore.
Passano alcuni giorni e con stupore
vedo sul mio geranio una farfalla,
con tutto il corpo suo multicolore
vibra leggera e sulla foglia balla.
Brutto era il bruco e tondo come palla,
quale magia l'ha fatto trasformare
in tal visione bianca rosa e gialla
che attonita rimango ad ammirare?
Come il bruco in farfalla può mutare,
anche la mia parola faticosa
spero che per magia potrà cambiare
e diventare una poesia armoniosa.
Lode al sonetto
Si scrive in tutto il mondo è musicale,
il suono è dolce, gradito è l'effetto,
in lingua è la parola o dialettale,
d'amore può parlare con diletto.
Componimento corto non banale,
per centinaia d'anni è stato letto,
se facile non è, pur tanto vale,
molti un gran bene ne hanno spesso detto,
Iacopo da Lentini fu ideatore
di questo schema in quattordici versi
con qualche coda in più se lo vogliamo.
Breve è il sonetto e non tedia il lettore,
può trattare argomenti più diversi,
ma per l'amore è forma che più amo.
Notte d'amore a Roma
Era notte inoltrata lungo i Fòri
appena illuminati dalla luna.
Furtivi dall'albergo andammo fuori
per incontrarci tardi verso l'una.
Giovane e travolgente la passione,
l'estasi, la follia che ancora impera!
Ricordo e forte sento l'emozione:
era l'inizio della primavera.
Mi è caro ogni ricordo con lui accanto!
Ironica sorrido e mi sovvengo
d'un paio di pantofole amaranto
dimenticate in camera d'albergo.
E su tutto imperava l'ombra austera
degli antichi Romani, quella sera.
Piccolo rondò italiano
Ero una quindicenne giovinetta
quando danzai il rondò la prima volta:
imparai ch'era musica allegretta
da ballare con qualche giravolta.
Dal piacere rimasi poi travolta
scoprendo la poetica armonia
e subito mi accinsi disinvolta
a farla diventare cosa mia.
Ho letto molto e sono stata via
ma non mi sento stanca d'imparare.
Con questa forma sono in sintonia,
vorrei comporre versi da incantare.
Nel poetico cielo su volare
voglio arrivare su ben alta vetta.
Chissà se un mio rondò potrà ammaliare
chi per sognare non ha troppa fretta.
"Un quarto d'ora di felicità"
Così esordisti quella prima volta
ed io risposi: "solo un quarto d'ora?"
Ma non pensavo d'essere travolta
da un vento ben più forte della bora.
Eran giorni di fine primavera,
l'estate già irradiava il suo calore;
ricordo molto bene quella sera:
giaggioli e rose erano tutti in fiore.
Quell'indimenticabile emozione,
che non credevo più di riprovare
d'esser desiderata con passione,
mi fa vibrare e sembra un'illusione.
Non è mai troppo tardi per l'amore
anche se è la stagione delle more.
Vestirò di mimose il nostro amore
Oggi ho tagliato rami di mimosa,
spoglio è rimasto l'albero in giardino,
di giallo vivo tingerò ogni cosa,
sarà il profumo intenso e sopraffino.
Ho imprigionato il sole in una stanza
con questo giallo d'oro profumato,
ma durerà lo spazio di una danza
e ogni fiore sarà presto seccato.
Vestirò di mimose il nostro amore
che è nato all'improvviso a tarda età,
dovrà acquistare sempre più splendore,
gioiello che ci dia felicità.
E' un grande dono da tener segreto:
soli gustiamo ogni momento lieto. |
L' Antologia
Poesie
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