I NOSTRI SOCI

 

Antologia di poesie di Anna Cottini, Massimo Pinzuti, Leonora Fabbri, Roberta Degl'Innocenti, Sergio Rossi, Rita Santoro, Tonino Bergera, Primo Conoscenti, Tiziana Curti, Carlo Di Gifico, Linetta Ajello Casini, Elena Zucchini, Gioia Guarducci, ed altri.

 

Anna Cottini

Anna Cottini, fiorentina, si dedica alla poesia e alla prosa dal 1995, quando per gioco partecipò ad un concorso letterario indetto dall’ATAF (azienda trasporti urbani) di Firenze in collaborazione con l’Accademia letteraria Vittorio Alfieri “Poesie in bus” (occasione nella quale Anna ha conosciuto l’associazione e non l’ha più lasciata). La sua poesia, selezionata da Mario Luzi e Dalmazio Masini, fu una delle vincitrici e fu pubblicata su 100.000 biglietti degli autobus cittadini. Successivamente Anna si è aggiudicata numerosi primi premi letterari, sia per la narrativa che per la poesia, partecipando ad altri vari concorsi. Sue liriche sono presenti in molte antologie letterarie e ha pubblicato quattro raccolte di poesie: “Il vino, la giostra e la cometa”, “Lettere allo specchio”, “Qualcosa nell'aria” e “L'equilibrista di velluto”. Ha inoltre partecipato con lettura di sue liriche al Festival Internazionale della Poesia a Genova. Un’altra sua passione è il teatro dove è impegnata dal ‘96 entrando a far parte di varie compagnie amatoriali. Infine, sempre nel mondo dello Spettacolo, dal 2005 fa parte del coro “Armonia non solo cantata”. Il Gruppo diretto dalla Maestra Antonella Giovannini che collabora spesso alle iniziative dell’Accademia Alfieri.

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Ci sono posti

Ci sono posti magici
dove si accende il cuore:
mi sembra di trovare
la sciarpa che ho perduto,
le note di una giostra,
l’odore di un balocco.
Mi pare di sentire
il pollice che scivola
la buccia dei piselli
sgranando primavera.
S’inceppano i pensieri
ma snodano gugliate
del filo del passato.
Inerme mi sorprendo,
nell’ansia dei progetti,
di aver ancor bisogno
di stringere al mio petto
un orsacchiotto sporco
di lacrime e minestra.

Senza clamori

Volano bassi i passeri
sul campo appena arato:
la terra muta il mantello
scoprendo antiche rughe.
Nasce pigro il tramonto
mescolando le luci
e imbruniscono i segni.
È tempo di posare le scarpe
bagnate dal cammino,
si allunga l’ombra
non convinta della fuga.
È tempo di porre il segnalibro
nel capitolo concluso
e pensare all’uva
e al bicchiere pieno
che riempirà il domani.
Sciama lenta la platea
nella foce dell’applauso,
si scioglie la zolletta
nel fondo della tazza.
Si bagna di saliva
la bocca arsa dal tempo,
si asciuga l’ultima lacrima
nella virgola delle ciglia.
Senza clamori, dilaga la notte.

Shanghai

Bastoncini sul tavolo,
sparsi, confusi colori
e schizzi di Kandinsky.
Quello rosso vale cento.
Solo uno da sfiorare,
gli altri, da non toccare:
fragili sono gli amori
tesori dei ricordi;
non spostarli dalla mente.
Quello rosso vale cento.
Appuntiti i bastoncini,
aghi ribelli del cuore;
uno, poi uno da levare
con cura e perfezione.
Dolori sopiti e leggeri
riposano tra i colori.
Quello rosso vale cento.
Scivolano silenziosi:
le mani come ombre
non svegliano, carezzano.
La vita scioglie l’acquerello:
sole in schegge tra le gocce.
Si mischia l’arcobaleno
tra comete e scogli scuri.
Attendono i bastoncini...
Ora il giallo, poi il nero.
Solo uno vale cento!
Dolore, ricordo o amore?
Non muovere, fa’ attenzione!
Veloce la giostra gira
e il rosso già scompare.
Vivace allegoria
che inebria e confonde.
Il verde muove il viola
e hai perso la partita.
Ma il vuoto è silenzio
e muto non risponde.
Stracci sporchi da buttare
e pennelli da pulire.
Di nuovo bianca è la tela
e il pittore inventa ancora:
linee unite che poi fuggono.
E vale sempre cento...
il solito colore.

Al di là del muro

L’edera saccheggia
il muro di confine;
lucertole nascondono
il bottino fingendo una danza,
onde flessuose ubbidienti al sole.
Bruciano le pietre
nel delirio dell’arsura;
occhi bruni spiano
segreti avvolti in candidi pizzi,
movimenti di capelli e fianchi.
Al di là del muro
forse volano farfalle
sulle rose selvatiche.
I fichi gridano l’estate
aprendo la passione:
alito dolciastro,
vecchi crocifissi alle pareti,
vesti nere a nascondere
ferite e divieti.
Fugge la serpe,
zingara impaziente
nel canto ipnotico
di cicale predatrici.
Si riposa ebbra una giara
custodendo storie di sudore.
Si ricama la sera
di gusto salmastro,
s’acquietano i grilli
nell’intrigo della notte;
lucciole e stelle si confidano:
è il loro turno.
Il silenzio si fa brivido.
Solo al di là del muro
si baciano gli amanti.

 

 

Massimo Pinzuti

Massimo Pinzuti è nato ad Abbadia San Salvator (SI) e vive nei dintorni di Firenze. Ama scrivere le proprie poesie utilizzando indifferentemente forme metriche classiche o sperimentali e versi liberi dando particolarmente risalto alla musicalità della parola. Sta sperimentando forme poetiche rinnovate, come ad esempio il tecnopaegnion, e lo “specchio lirico”, altra sua forma poetica sperimentale. Oltre che apprezzato poeta, è anche un noto cantautore. Le sue canzoni sono state definite dalla critica “poemi musicali”, in quanto pur mantenendo la freschezza delle molteplici forme musicali usate, cura molto anche il contenuto dei testi. Partecipa attivamente a numerosi spettacoli ed e stato colonna sonora di manifestazioni ed eventi letterari dell’Accademia Alfieri in Toscana, Liguria e Romagna. Ha pubblicato nel 2004 la raccolta poetica ‘Frammenti’ (edizioni Nencini). ed è presente nelle pagine di molte riviste e antologie letterarie. È ideatore e organizzatore del Concorso “Un Monte di Poesia” che da 8 anni si tiene ad Abbadia San Salvatore nel mese di Ottobre.

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A tre centimetri dagli occhi

Apri le calde labbra, notte afosa,
spire d’incenso ruotano leggere,
dentro ai tuoi occhi e dentro ai miei pensieri.
E mentre il tempo sfoglia le mie sere
e le mette a dormire
tra un seno caldo e il nettare di un fiore
che si schiude nel cavo della mano,
muovi i tuoi fianchi come un filo d’erba
abbracciato ad un alito di vento,
e poi ti sciogli come neve al sole.
Fammi sentire, nelle tue carezze,
brividi a fior di pelle,
brucia i miei sensi, falli consumare
come candele al vento,
finché il mio corpo, diventato cenere,
venga disperso dentro al tuo respiro,
nel susseguirsi eterno del donare,
spinto dalla passione,
brezze e folate dentro ad un ciclone.

Calice amaro
(L’amaro calice della solitudine)

È ancora notte e il buio della stanza,
ucciso dalla luce, si frantuma
e si nasconde in angoli remoti.
Tra spazi vuoti e polvere una piuma
segue le note di una muta danza,
con l’eleganza e la rassegnazione
di un falco chiuso dentro una voliera.
Ad ogni alba muoio (e poi risorgo
appena scorgo le ombre della sera)
e brindo triste all’ultima emozione,
alla visione tremula e distorta
che vedo dentro al fondo di un bicchiere.
Ti amo, solitudine perversa:
in me riversa tutte le barriere
ed incatenami in quest’aria morta.
Nella mia porta, cupe ragnatele
contornano la sola via d’uscita.
Calice amaro e amara solitudine,
inquietudine, essenza indefinita,
tu sola sarai il vento alle mie vele:
berremo il miele e il nettare di un fiore
finché cadrai anche tu preda dei venti
ed il remoto viaggio oltre il confine,
che porrà fine a tutti i miei tormenti,
sigillerà per sempre il nostro amore.

L’estate
(il fuoco dentro)

Canto l’amore, canto la passione,
canto per te, incanto di una estate:
la mia voce sarà dolce richiamo
per te che amo e mille serenate
ti inventeranno dentro una canzone,
finché emozione e musica faranno
fondere il cuore e i sensi in un istante.
Sarà un tappeto d’erba il pavimento,
ed il frumento il muro circostante:
i timidi papaveri saranno
un dolce inganno rosso evanescente,
che ondeggia sopra fili di speranza,
ebbro di vento come gli aquiloni.
Calde emozioni in fragile sembianza
sullo specchio increspato di un torrente
che docilmente sfocia verso il mare,
riportano il tuo viso alla mia mente
nel dolce bacio che ha infuocato il vento,
che in un momento ha cancellato il niente,
nel chiaroscuro gioco di lampare.
Senza parlare sfioro con le dita
le calde insenature del respiro,
fino a condurle all’ansa del mio cuore:
senza timore dico, in un sospiro,
che insieme a te più senso ha la mia vita.

Eterno abbraccio

Vedo i miei spettri all’ombra della luna,
avvolti nelle spire della notte:
raffiche di sventura e di fortuna,
dispersi nell’oblio che tutto inghiotte.
Ti ho visto nuda cogliere le stelle,
strapparle ad una ad una dal mio cielo,
spalmare con la luna la tua pelle,
coperta solo da uno scuro velo.
Mordi il mio cuore e poi lo getti via,
lo uccidi con la forza dello sguardo:
non ti appartengo e non sarai mai mia
anche se sarai l’ultimo traguardo.
Sorprendimi nel sonno della notte,
ti abbraccerÚ e non avrÚ rancore,
ma lascia l’illusione che stanotte,
se muore un uomo, un uomo grande muore.

Falco in amore

Il sogno, poi l’alba e un morire di stelle,
il fiore è bagnato di calda rugiada:
l’amore, la vita, nei passi la strada,
l’incerto domani fin troppo vissuto
nel lieve saluto che sfiora la pelle,
eterea carezza di un cielo velato.
La luce, lontana, è dispersa nel vento,
né un cane per strada né un solo lamento:
un sorso di aria e riprendo il cammino.
Sarà il mio destino: l’amore ti ha dato
passione e tormento, non hai più la forza
di amarmi e di amare la dolce carezza
che sfiora il tuo corpo. Respiro la brezza
dell’alba che sfuma il mio sogno d’amore....
ma l’uomo che muore riprende la corsa
e un falco si staglia sul cielo stellato:
soltanto la notte saprà quanto ho amato.

Folle corsa

Avvolte in spiagge oniriche,
statue di sale fissano la luna,
il vento spazza via le loro vesti
e il mare le lambisce e le consuma.
L’ultima impronta
svanisce dentro sabbia tremolante
che il tempo asciuga e, in polvere, disperde.
Armati di poesia,
muoviamo i primi passi, ancora incerti,
lungo il sentiero, impervio, della vita.
Per non morire nell’indifferenza,
in folle corsa,
issiamo in cielo il nostro arcobaleno,
e poi scappiamo, dietro l’orizzonte.
Siamo teppisti in corsa,
pronti a inseguire grappoli di niente,
intimoriti dalle nostre ombre
che nella luce,
flebile, incerta e stanca dei lampioni,
diventano giganti senza pelle:
siamo teppisti in una folle corsa.
Però, la nostra meta son le stelle.

 

Leonora Fabbri

Leonora Fabbri è nata a Camporgiano (Lucca). Ha conseguito il Diploma di Abilitazione Magistrale a Barga (LU), il Diploma di Assistenza Sociale alla Scuola di Servizio Sociale di Firenze e la Laurea in Lingue e Letterature Straniere (Inglese e Francese) all’Università di Firenze. Ha trascorso parte degli anni centrali della sua vita in Inghilterra, a Londra, dove ha insegnato Lingua e Letteratura Italiana e ha pubblicato due divertenti libretti, "Ridiamo in Italiano" e "Divertenti Storie Italiane", per facilitare l’apprendimento della lingua italiana agli studenti di lingua inglese. A Londra ha collaborato negli anni sessanta con la sezione radio della BBC nella preparazione e trasmissione di programmi per l’insegnamento dell’italiano. Rientrata in Italia, dopo un periodo a Milano, si è stabilita a Firenze dove ha lavorato per molti anni per una multinazionale. Dal 2000 si è dedicata alla Poesia entrando a far parte dell’Accademia Vittorio Alfieri e divenendone un’attiva collaboratrice. Ha pubblicato nel 2008 un libro intitolato “Spicchi di gioia – poesie, racconti, immagini”. La forma poetica che preferisce è il sonetto elisabettiano, ma ama anche altre forme poetiche classiche, purché rientrino nel campo del “Dolce Stile Eterno” ideato dall’Accademia Alfieri. Sue poesie e racconti sono presenti in antologie e periodici. Ama la letteratura, la musica, il ballo, il canto e la fotografia. Presta attività di volontariato presso il Centro Anziani di Via Luna (Quartiere 2 – Comune di Firenze). Fa parte, fin dalla sua fondazione nel 2002, del Coro di Via Luna diretto dal M° Ippolita Nuti, che esegue concerti di canti popolari, canzoni fiorentine e melodie del passato, anche in lingua originale, presso circoli e istituti vari. Studia musica e pianoforte da pochi anni perciò in questo campo si dichiara una dilettante ma diligente e appassionata.

 

Il castagnaccio

Prendete di castagne la farina
non più vecchia dell’anno precedente,
con acqua mescolate lentamente
finché l’impasto sia una crema fina.

Aggiungete pinoli e sultanina,
un pizzico di sale inconsistente,
del rosmarino, piccolo ingrediente,
buccia d’arancia appena una fettina.

In una teglia prima ben oliata
versate questo impasto così fatto,
mettete in forno a gradi centottanta.

Va cotto almeno minuti cinquanta.
Perché cuocia uniforme e ben compatto
ogni tanto va data qualche occhiata.

Per ultima portata
agli amici servite il castagnaccio
che in Toscana è chiamato anche Migliaccio.

Il vino
(parodia de “Il bove” di G. Carducci)

T’amo, o buon vino, e puro un godimento
di calore e d’ebbrezza al corpo infondi,
che tu sgorghi dai tini di cemento
o dai bei fiaschi impagliati e rotondi.

Ogni essere bevendoti è contento;
di gioia ci ricolmi ed assecondi
ogni pazzia di chi ti beve e sento
i nostri giochi farsi più giocondi.

Dalla grande cantina fresca e nera
il tuo spirito emana e un canto lieto
si diffonde e crescendo non si perde.

L’uva bolle nei tini e verso sera
l’allegria si rispecchia nel vigneto
“il divino del pian silenzio verde”.

Un gatto in amore

Avete mai sentito quel lamento
del gatto ch’è in amore?
L’udii la prima volta: che tormento!
Abitavamo tra boschi di more.

Accadde in primavera; era mattina:
fui svegliata da un grido,
sembrava un pianto quasi di bambina.
Dal morbido mio nido

mi buttai giù per correre in aiuto
di chi aveva bisogno.
Mamma s’era svegliata all’urlo acuto,
mi disse ch’era un sogno.

“No, mamma, è un bimbo: piange là nel bosco!”
“Perché tanto rumore?
E’ solo un gatto, il lamento conosco,
grida perché è in amore!”

“Se l’amore ci fa tanto soffrire
- risposi con passione –
non mi farò giammai da lui irretire!”
Era solo illusione!
 

Il voto alle donne
(imitando il “Giuramento di Pontida”
di Giovanni Berchet)

Sono scese le donne per strada
provenienti da monti e paesi,
sono scese con occhi più accesi
per difendere la libertà.

Che coraggio le fiere signore!
Quante donne volevano il voto!
Del padrone e del padre il divieto
debellarono senza pietà.

Hanno vinto una prima battaglia:
ben più dura continua la lotta,
parità nella vita condotta
nel lavoro nell’arte verrà.

Su, coraggio, mie donne, lottate!
Mogli e madri sapranno operare,
da maestre potranno insegnare
che il futuro per noi si farà.

Non vogliamo impugnare i fucili,
solo armate d’amore e dolcezza
vinceremo con forza e bellezza,
mai più gli occhi dovremo abbassar.

Libertà sarà il premio più ambito,
non più guerre non fame né stenti,
per noi in pace vivranno le genti,
tutti insieme potremo cantar.

(A imitazione della “Farfalletta” di Sailer
e della “Vispa Teresa” di Trilussa)

La gaia bimbetta
nell’aria inseguiva
con una racchetta
l’anofele viva.

Già le era vicina,
così piccolina,
gridava correndo:
“ti prendo”, “ti prendo!”

L’insetto sfinito
dal muro parlò:
“se tu muovi un dito
io ti pungerò”.

“Reclamo vendetta!”
Così la bimbetta.
“Su questa mia griglia
la morte ti piglia”.

Alzò la racchetta,
l’insetto fuggì
la nostra bimbetta
rimase costì.

Di Sailer la storia
sappiamo a memoria,
poi Carlo Sallustri
durante più lustri
narrò l’avventura
con stessa struttura.
La protagonista,
la vispa Teresa,
si dette all’impresa,
da stacanovista,
di farsi un marito.
Ma poi fu sedotta,
rimase corrotta
col cuore ferito.

 

Roberta Degl'Innocenti

Roberta Degl' Innocenti vive e opera a Firenze. Poetessa e scrittrice, ha pubblicato quattro libri di racconti: "Il venditore di palloncini e altre storie" (1995/97), "L' azalea" (1998), "Donne in fuga" (2003), "La luna e gli spazzacamini" (2007) e cinque raccolte di poesia: "Il percorso" (1997), "Colore di donna" (2000), "Un vestito di niente" (2005), "D'aria e d'acqua le parole" (2009), "I graffi della luna" (2012). Ha vinto importanti e prestigiosi primi premi, sia per l'edito che per l'inedito ed è presente in numerose antologie. Ha presentato poeti, scrittori, critici e pittori. Molte le testimonianze espresse su di lei. Dal libro La luna e gli spazzacammini sono stati allestiti alcuni spettacoli teatrali per le scuole, dei quali ha curato anche la regia. La sua opera è stata presentata al Palazzo Ducale di Genova nella Stanza della poesia ed al Festival Internazionale della Poesia. Nel corso del 2012 la sua opera omnia (poesia e narrativa) è stata presentata in Palazzo Vecchio. Il libro "Igraffi della luna" ha già vinto due primi premi per libro edito. E' presentetrice presso il Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse. E' presente nell' Atlante Letterario Italiano (www.literary.it), è socia dell' Accademia Vittorio Alfieri dal 1992.
(Curriculum aggiornato al dicembre 2012)


Un vestito di niente

Un abito colore della pioggia, per favore.
L'indosserò con meraviglia celeste,
tuffo di lago, polla trasparente.
Squadre d'elfi guerrieri in fila,
a pettinarmi gli occhi di sorgente, chiari.
Un vestito di niente, lo so bene,
da stropicciare addosso, seguendone
le pieghe con la mano.
Un desiderio strano, irriverente.
Nuda di pioggia, naufraga del pensiero.
Prendetevi il mio cuore assassinato,
venduto in carta gialla da due lire
al mercato dell'acqua, insieme ai fiori,
una bottega sudicia, lampada a olio.
Ridatemi la pioggia a ridere i capelli.
Un vestito di niente, lo so bene.

Estensione di giallo
(a Vincent Van Gogh)

E’ un grande dono la pazzia,
quella che ti fa stringere e volare,
stringere i denti, digrignare i pugni,
volteggiando un pensiero vagabondo
che ruzzola nel fango, fra i detriti,
giù in fondo, camaleonte ispido
in forma di rosa.
E’ un grande dono la pazzia. Quella
che dirige la penna e poi commuove:
risa di scherno, maschera bugiarda.
Arlecchina di note. Estensione di giallo.
Scrivevo sopra i muri delle case
- in sogno, certo – con pennarelli
grossi come un dito: scrivevo il grido
del gabbiano che si uccide di volo
e di tempesta.
Un uomo dipingeva il suo furore.
Vecchio pennello di girasoli aperti
come labbra e camera bambina.
Bandiera di vinti o vincitori? Chi può dirlo?
Un uomo dipingeva il suo tesoro:
volo di corvi e grano paglierino.
Io cantavo le note che la mente nasconde:
estensione di giallo rubato ai girasoli.

Canzone

Ti scrivo una canzone per le sere
d’inverno quando una luce bruna
si fa fumo e crepitano nell’ombra
le parole, quando la nebbia si consuma
piano, dipinge le figure e le fa sogno,
se muoiono nell’ombra le parole
tu grida forte un nome – per favore.
Ti scrivo una canzone per sognare,
un desiderio liquido – non trovi? –
sognare di sognarti: un pensiero
stupendo – canzone già sentita –
all’ombra dei ricordi hanno rumore
basso le parole.
Ti scrivo una canzone per le sere
d’inverno che profumi di pane e
rosmarino, quando ancora la neve
si fa fiore, troppo lunghi i capelli
sul filo del respiro.
Una canzone pigra, da mordicchiare
lenta, se i colori addormentano la notte
tenera nudità sui seni bianchi,
e l’impronta di te sulle mie mani.

Minuetto
(Firenze al mattino)

Dorme la mia città dentro le mura
come un glicine placido, avvolgente.
Su guizzi d’una danza minuetto
sbadigliano gli odori.
Il tram si muove in quiete cilestrina,
assonnato di luce, senza tempo.
Rapsodia distratta il battito del cuore.
Santa Maria del Fiore è languido torpore,
scioglie le ore trepide, azzurrine.
Si leva un sogno strano, un dubbio di betulla,
un segreto di viole, un incantesimo.
S’arrende l’oro, s’incanta: il Battistero avanza.
Vermiglia la rosa, freme un davanzale,
mentolina e basilico, un tetto di silenzi.
Ricci le nuvole.
Dorme la mia città distratto Amore
mentre l’aria si bagna di pervinche.
Celeste Bianco il mattino.
Zefiro lento al suono mandolino.

Ogni donna

Nel cuore di ogni donna c’è un segreto
un brivido leggero, un sogno strano,
qualcosa che si perde in turbamenti,
in ansie piccoline di canzoni.
Tu cerca di raccogliere il segnale,
l’ombra rossa che freme,
la porta dell’attesa, il piacere
che vaga sulle ciglia, il ricamo
del verso sulla pelle.
Noi donne siamo esseri di vento,
di terra bruna al guizzo della serpe,
fronde di un’onda incerta sulla danza,
farfalle stanche sui colori accesi.
Nascondiamo le lacrime in cassetti,
chiudendo a chiave l’orma del rimpianto.
Se sante o meretrici non importa
quando l’azzurro circuisce il cielo.

Chiaroscuri

Nel giorno che confonde i chiaroscuri
la luce si fa breve, il passo incerto.
Danza di ombre liquide, furtive.
Fantasmi della notte si ritirano
in geometrie di grigio, umide al sonno.
Impudente il respiro.
La penna amore è torpore e grida,
fruga gli anfratti, modella le lenzuola,
mi ritma il battito quasi fosse un volo.
Non c’è l’azzurro che dimora il cielo
ma l’odore graffiato delle foglie,
privilegio del tempo.
Il desiderio è onda che comprime, la
mano sulla pelle, rumore delle alghe
che danzano la riva.
E non ho mai smarrito labbra rosse,
nel cerchio delle rose.
Di perle e spine, folletto o meraviglia.

Desideri

Nel grembo della notte i desideri
sono aquiloni liberi, il fiato della rosa
che smarrisce, le lancette
d’un tempo tentazione.
Impossibile diluire i sogni.
Arrivano improvvisi sul respiro,
rubano carta e virgole,
si fermano sui punti fiordaliso.
Di terra e amore s’inchina l’ora quieta,
colma di tarli e cellule impazzite.
Nel grembo della notte i desideri
sono ombre umide, preda e cacciatore.
Sorprende la pigrizia dello sguardo.
Di pelle accesa veglia un’ora viola,
un fruscio umido, l’agguato della luna.
Volo guerriero a sbigottire il cielo.

 

Sergio Rossi

Sergio Rossi il 18 aprile 2012 ha compiuto 90 anni e per l'occasione un gruppo di amici ha voluto realizzare, sulla nostra rivista "L'ALFIERE", questa vetrina a lui dedicata. Sergio Rossi è nato e vive a Firenze e pur essendosi spesso mosso in ambienti artistici, specialmente del teatro di musica leggera, solo in età matura ha iniziato a scrivere versi con un certo impegno, ed entrato nella nostra associazione, ha partecipato a quasi tutte le nostre manifestazioni, sia in Firenze che altrove (Rimini, Abbadia San Salvatore, ecc.).

 

Mare

Meraviglioso quel mare d'estate,
sarà una gioia per grandi e piccini
e stando insieme su spiagge dorate
anche gli adulti ritornan bambini.

Sotto le vele leggere e beate
si vedono guizzare i pesciolini
e dalla riva con le braccia alzate
canti, grida e sorrisi genuini.

La barca all'orizzonte va lontana
dalla battigia c'è un saluto amaro,
mentre s'immerge nell'immensità.

Anche in amore soffia tramontana,
perché chi ama molto spesso è ignaro
e incerto per il giorno che verrà.

Firenze

Quando io sono lontano
dalla mia Firenze amata
sento spesso il desiderio
di poter presto tornare,
riveder le sue bellezze
che mi piace ricordare.
I natali lei mi ha dato
ormai tanti anni fa,
sono un uomo fortunato
poter vivere in città.
Nel mio centro pieno d'arte
Giotto con Cellini e Dante
non mi stanco di guardare
tutto ciò che ne fa parte.
Di turisti sempre piena
dal mattino fino a sera
le maestre coi bambini
anche loro curiosando
fra gruppetti e gruppettini,
ma purtroppo da notare
sempre meno fiorentini;
d'altra parte, e questo è un vanto,
tutto il mondo è qui presente
per studiare le bellezze
della nostra eredità.
 

Ricordi lontani

E' passato tanto tempo
ma di te ricordo tutto,
mi son perso, e tu lo sai,
nei meandri dell'amore ...
è rimasto solo lui,
il ricordo ed il mio cuore.

Eravamo assai felici
nella nostra ingenuità
pure allora timorosi
in ragione dell'amore,
affrontare quel percorso
solo con sincerità.

E' passato tanto tempo
ma se oggi fosse ieri
nel ricordo di quei giorni
io potrei ancora dirti:
"Ti vuoi perdere con me
nei meandri dell'amore?".
 

Un sorriso

Un giorno forse io t'incontrerò,
con un sorriso mi saluterai,
ed il tuo amore più non scorderò,
sarò felice quando ci sarai.

Nessuno mi può dir cosa farò
se col sorriso mi confermerai,
l'amor che doni non rifiuterò,
e nel mio cuore eterna resterai.

Un sorriso è una magica espressione,
pure nell'amicizia può valere
e se sincero ne farò tesoro.

E vorrei ritrovare la passione
tornando indietro alcune primavere,
tenerla stretta come fosse oro.
 

Sogno di primavera

Un'allegra mattina
al sol di primavera
d'un tratto m'apparisti
in un sogno improvviso,
gli occhi color del cielo
a illuminar la notte.

Ti vidi tanto bella
con quel faccino tondo
senza un filo di trucco,
la pelle di velluto,
radioso il tuo sorriso,
una rosa la bocca.

Credevo fosse eterna
la mia felicità,
ma fu solo illusione.
La nuova primavera
di questo dolce sogno
più non risplenderà ...

 

Rita Santoro

Rita Santoro Falsone è nata a Reggio Calabria, dove si è diplomata in ragioneria. Si è trasferita poi per tre anni in Germania dove, all'Università di Colonia, ha ottenuto un attestato di lingua tedesca. Ha quindi vissuto e lavorato in varie città dell' Italia del Nord: Torino, Milano, Trieste. Dal 2005 risiede a Lebring in Austria dove, con un gruppo di autori locali, ha costituito il "Literaturkreis Lebring", un' associazione che opera con risultati soddisfacenti e che allarga i suoi contatti culturali anche con l' Italia e la Croazia. E' presente in Italia con premiate partecipazioni a importanti concorsi e con pubblicazioni su riviste e antologie.



Confini d' Italia

Molto vicino alla mia casa in Italia
c'era un confine ostile e silenzioso
che l'uomo non osava valicare
e il cammino sbarrava impietoso.

Solo la natura aveva il sopravvento
quando puntuale si vestiva di colori
e a primavera avanzava impettita
sui verdi pendii che adornava di fiori.

Il vento della sera sospingeva le nubi
che ovattate sfidavano il confine,
a mo' di fiocchetti vivaci e dispettosi
s'inseguivano in una danza senza fine.

Il tempo aveva logorato le barriere
che or da decenni bloccavano la via,
spesso mi ero chiesta passeggiando
chi mai ideato avesse quella follia!

Lungo i sentieri carsici gloriosi
con la mente tornavo ai dì funesti
e dentro di me s'agitava un sol desio:
che di confimi non ci fossero più resti.

E giunse il dì da me tanto anelato
e le barriere caddero un mattino,
con passo agile e leggera nel cuore
assaporai la libertà nel mio cammino.

Vinello

Avanza novembre dal cuor generoso,
riempie le botti di vino odoroso,
profumo diffonde che sa rianimare,
il petto e le membra sa pur rinfrancare.

Vinello che brilli nei calici alzati,
che menti colori di sogni dorati,
che al tempo le ore carpisci convinto
di aver col tuo brio il cielo dipinto.

La lingua che parli sa dir solo il vero,
sottrarsi non può a te il menzognero,
e schietto pensiero, non più reticente
palesa del cuore i segreti alla gente.

Allieti la mensa a tutte le ore
e al pasto frugale migliori il sapore,
risvegli allegria a chi brinda felice
e sproni al sorriso che tanto ci dice.

Primavera

Dal sonno invernale ti svegli
e indossi il vestito più bello,
mi parli, e al cuor la tua voce
è mormorio, è antico ritornello.

Tu torni, e come di consueto
sei goccia che rianima la vita,
sei sole che rifulge e rifocilla,
sei nettare all'anima assopita.

Nessuno può fermarti se decidi
di colorare la valle e la collina,
e a me il tuo scenario regalare
aprendo la finestra la mattina.

Nessuna stagione è tanto bella
quanto sei tu, adorata creatura,
tu sei l'esuberante giovinezza,
impeto sei al cuore e pur frescura.

Il risveglio

Volgo lo sguardo sui colli intorpiditi
ora che il sole dipinge l'orizzonte,
un senso di sollievo mi pervade
se raggio timido sfiora la mia fronte.

L'alba ridesta la valle e la collina
e accende il cielo di fulgidi colori,
L'inverno generoso in questo giorno
copre le dure zolle di variopinti fiori.

Veloci danzano le nuvole ovattate
sul campanile della mia chiesetta,
volteggiando disegnano sembianze
ch'io colgo appena nella loro fretta.

Fisso estasiata e muta lo scenario
e le parole non valgono più niente,
di fronte alla beltà del gran Creato
spazia il pensiero e divaga la mente.

In questi attimi assaporo la pace
che lambisce e rigenera il mio cuore,
sopra i pendii dove scorre la fatica
sorride la natura e riempie di stupore.

Aveva gli occhi neri

L'Antica Rocca segnata dal dolore
tra i colori iridati della primavera,
l'ultimo anelito coglieva quella sera
d'un giovanetto che issava il tricolore.

Dal Sud era partito una mattina
dove gli ulivi riempiono la terra,
dove la zagara è il fiore della serra
che unisce la scogliera alla collina.

Lo sguardo spento fissava l'orizzonte
e tenue raggio sfiorava cereo viso,
or gli pareva di scorgere un sorriso
mentre rigava il sangue la sua fronte.

Nel vento si disperse poi il richiamo
del nome caro che stringeva in cuore,
di mamma egli era stato il più bel fiore,
della sua vita il sogno e il verde ramo.

Una brezza sfiorava i suoi capelli
e il cielo si tingeva di un bel rosso,
lento lui scivolava dentro il fosso
tra i rovi calpestati e tra i fuscelli.

Piange la Rocca a notte sui suoi figli
e le sue lacrime bagnano i sentieri,
brillano tra le stelle gli occhi neri
dei giovani che dormono tra i tigli.

 

 

Tonino Bergera

Tonino Bergera è nato a Cuorgnè (TO) nel 1950. Ex-tipografo linotipista presso i quotidiani “Gazzetta del Popolo” e “Tuttosport” di Torino, ora in pensione, vive a Colleretto Castelnuovo (TO). Ha iniziato a scrivere nel 1997 optando da subito, istintivamente, per la composizione in rima e metrica. Dal 2000 è socio dell'Accademia Alfieri. Autore prolifico, dotato di uno stile che sposa con singolare efficacia toni ironici e malinconici, ha all'attivo numerosi sonetti ed altre composizioni, in italiano come in piemontese.

Tonino Bergera

T erra canavesana contadina,
O perosa non meno che ridente,
N el novero m'immise una mattina
I n modo casereccio ed accogliente.
N acqui sopra la tavola, in cucina:
O stetrica, papà, qualche parente.

B eatamente feci una “cinquina”
E, disgraziatamente, vinsi niente.
R ovinai anzi per solinga china,
G rande papà perso precocemente.
E poi sprazzi di sole e tanta brina,
R ade carezze a mamma sofferente…
A desso - per finir - rimo, in collina.

La lavandaia

Inverno antico, 4 di mattina.
La stufa crepitante, il caffè caldo
che le narici stuzzica, spavaldo.
Mamma in cortile, con la carrettina.

Montagne d'indumenti, candeggina,
le vecchie bacinelle prese in saldo.
Il freddo che pugnala, maramaldo,
l'esile schiena sulla croce china.

Cenno amoroso (“Dormi!”). Torno a letto
fra miseri “perché?”: risposte mute
mentre carezzo il ron-ron del micetto.

Lei ombra fra le livide volute,
diretta al lavatoio… Lo stipetto
del bucato… Le angosce sottaciute.

Sogni in garage

A marcia indietro di memoria e cuore,
col cane vagolando nel cortile,
ritrovo le fragranze del fienile
e della stalla il ruvido tepore…

… Saluta l'alba il gallo con clangore,
nel pozzo il secchio cigola sottile,
un pergolato fresco e giovanile
con brezze antiche torna a far l'amore...

…Vino in scodella, chiacchiere pacate,
mani callose, nuda lampadina,
galline in libertà, sedie spaiate…

Proprio qui: dove ormai, sera e mattina,
una serranda a fauci spalancate
inghiotte o sputa un'automobilina.
 

Domani

Un tempo - brache corte, lunga fame,
birille, pallonate, “figurine”,
Natale schiaccianaso alle vetrine … -
l'aria sapeva d'aria, di legname,

di pane, vino, gatti, d'erba e strame,
di fumi che in paciose serpentine
narravano tepori di cucine,
locomotive nere, sogni, brame.

La sera a nanna presto e le preghiere:
dopo una cena ricca di parole,
calorica di cose da sapere.

L'inverno un mar di neve, mais, nocciole;
l'estate un lago limpido da bere,
con mamma a sospirare: «Se Dio vuole …».

Negli occhi suoi quel sole
che donava speranza a piene mani.
«Domani …», sorrideva … Già!… Domani …
 

Goccia

Solo, come la goccia nella pioggia
dalla nerastra nube partorita,
per gravità percorro l'ingrigita
volta d'un ciel di nebulosa foggia.

Con meta ignota: forse sarà roggia
o forse foglia, terra inaridita,
asfalto, tegolina, auto sbiadita.
O, chi lo sa, l'ennesima tramoggia…

Scendo nel gruppo: legge assai fatale
concede mica deroghe di sorta
a condizione - dicesi - normale.

Toccherò terra? Svaporata, morta
nel mezzo del furioso temporale
imboccherò, comunque, un'altra porta?
 

Dolce Canavese

Vecchie pasticcerie in Canavese,
gratificanti l'occhio ed il palato.
V'intride quel sapore d'un passato
più placido e soave, più cortese…

A cuori e gole concedete ascese
in bell'assortimento disparato:
dal “Pan Belmonte”, fine e delicato,
alle “paste di meliga” più accese.

Ci si può rifugiar nella saletta
per umbratile pausa rilassante:
un tè, una cioccolata, senza fretta.

Voi siete per lo spirito un sestante
che sa indicar la rotta più corretta
al ghiotto ed al romantico passante.

Profumo accattivante
s'effonde oltre la vostra lignea soglia:
e il cuore, anche il più peso, si fa sfoglia.
 

Il dono

Un giorno schiatterò: chi va e chi viene ...
Il sole, pur se a picco, sarà spento
e tutto si farà freddino, lento,
buio: come a una salma si conviene.

Nemmeno un “boom” al trinitrotoluene,
o un atomico arioso spostamento,
potran scalfirmi … Bah!… Già me lo sento
lo stadio senza scosse, senza pene.

Non mi spaventa, oh no: spesso l'agogno
un limbo privo d'ansia, senza noia,
alieno all'incalzare del bisogno.

Difficile non è, tirar le cuoia …
Complicato è far vivere il gran sogno:
lasciare in dono un pizzico di gioia.

 

 

Primo Conoscenti

Primo Conoscenti, scrittore e poeta genovese, è uomo di grande esperienza di vita in quanto, grazie alla sua professione di primo infermiere di bordo su navi da crociera, ha avuto occasione di visitare lontanissimi paesi, compiendo, oltre ai viaggi nei vari continenti, anche per ben due volte la circumnavigazione del pianeta. Si iscrisse alla nostra associazione nella primavera del 2006, qualche mese dopo l'istituzione della Sezione Ligure della quale è diventato uno dei pilastri. Generoso nel prodigarsi per la buona riuscita di ogni evento programmato nella sua città, è presenza importante anche in tutte le altre principali manifestazioni realizzate in Toscana, nonché alla settimana di fine Luglio a Rimini a testimonianza di come la voglia di stare insieme che anima molti dei nostri soci superi facilmente anche gli ostacoli di centinaia di chilometri.



Alba nuova

Riemerge dal mio intimo sensuale
la tenera emozione dei tuoi versi
l'amicizia fra noi non è banale
ma una magia di sentimenti tersi.

Vorrei che questa intesa trasformasse
tutto il mio tempo freddo in un calore
e che la solitudine sbocciasse
nella strada che porta gioia al cuore.

Al sorgere di questo dolce amore
l'essere mio fremente si rinnova,
del gelo più non subirò il rigore
insieme noi vivremo un'alba nuova.

Nel seme del futuro che verrà
conosceremo incanti senza età.
 

A Big Luciano

Nel trascorrere lento delle ore
nella calma atmosfera che regnava
nella mia stanza già si propagava
l'amata calda voce del tenore.

Udivo la romanza “Rondinella”
struggente testo che rapisce il cuore
nell'estasi sublime del cantore
vivevo un'emozione ancor più bella.

Pian piano l'eco di quella canzone
si perse nel silenzio della stanza
facendo assaporare la speranza
che la sua morte fosse un'illusione.

Però la vita è amara e molto strana
quando la morte ruba chi si ama
perciò quando la nera falce chiama
ogni speranza resta sempre vana.

Come la vita perde il suo calore
anche la dolce melodia svaniva
mentre dagli occhi gonfi fuoriusciva
un pianto amaro pieno di dolore.

Ora pensando a te caro tenore
fra gli Angeli lassù nel Paradiso
odo il tuo canto, vedo il tuo sorriso
a rallegrar la gloria del Signore.

 

E' notte
(sonetto speculare)

E' Notte, nel silenzio della stanza
illuminata da un raggio di luna
sento il profumo del tuo corpo nudo
accanto al mio, che vive al tuo tepore.

Nel raccoglierle con il batticuore,
le tenerezze tue in me racchiudo,
per poi sfogliarle tutte ad una ad una
nei giorni dove regna la distanza.

Ora che sei con me in questa stanza
nella fusione calda dell'amore
poco importa cosa sarà domani.

Mentre tutto mi doni a piene mani
nel trascorrere lento di quest'ore
lieto il mio cuore nel tuo cuore danza.

 

Crisalide
(sonettospeculare)

Vorrei rompere il tuo velato manto
appeso al ramo antico della vita
la verginal crisalide violare
schiuderti al mondo, alla sua scoperta.

Ora che la crisalide si è aperta
tu nell'azzurro cielo puoi volare
in alto, nell'immensità infinita
dove vorrei anch'io esserti accanto.

Nel sensuale abbraccio senza velo
librando come libere farfalle
vedremo sorger l'alba del domani.

Perciò non andar via, con me rimani
e danzerem sulla fiorita valle
come angeli che volano nel cielo.

 

Italia mia

Terra di grandi geni e nobiltà,
fonte di arte e valorose imprese,
i tanti monumenti, piazze e chiese
sigillo son di antiche civiltà.

Donna opulenta stesa fra tre mari
dalle tue sacri vesti emani gloria
tessute di letteratura e storia.
Mia Patria, di bellezza senza pari.

Dai bianchi picchi che ti fan corona
e dal crinale verde dei tuoi monti
lo sguardo corre al rosso dei tramonti,
come all'amata un uomo si abbandona

che avvolge con passione e con ardore
come io stringo sul petto il Tricolore.

 

Dicembre

(Aspettando il Natale)

Scenari di bianchi paesaggi
di case, da neve coperte,
di strade imbiancate e deserte,
di stretti ed angusti passaggi.

Son gli alberi quasi inchinati,
dal vento che sferza violento,
le foglie, con un volo lento,
s'adagian sui prati innevati.

Nell'aria un brivido denso
di canti e di nenie lontane,
di suoni di pive e campane,
profumi di pini e d'incenso.

Il sole, l'azzurro colore
del mare dipinge di viola,
trasmuta il viola in nocciola,
infine in un nero e poi muore.

Il giorno pian piano si eclissa,
la luna si specchia sul mare
insieme alla volta stellare,
nell'ombra di luce riflessa.

In questo scenario invernale
con gioia si aspetta il Natale.

 

Tiziana Curti

Tiziana Curti , poetessa e pittrice, è nata e vive a Firenze dove si è diplomata all'Istituto d'Arte di Porta Romana. Per i suoi quadri usa colori acrilici dai toni decisi e intensi, su supporti di cartone telato o su tela, portando avanti un concept personale. Gli strappi, i varchi che disegna sono un passaggio da una dimensione ad un'altra. Trae ispirazione dai grandi maestri della metafisica De Chirico e Morandi e da surrealisti come Dalì e Magritte, ponendosi nel filone della pittura novecentista in cui il segno è ancora importante e riconoscibile. Fa parte del Comitato Esecutivo dell'Accademia Alfieri come coordinatrice della “Biblioteca della Poesia del Secondo Novecento”. In Poesia ha conseguito numerosi premi, e in particolare ha vinto la selezione televisiva della trasmissione “Ci vediamo in tv” condotta da Paolo Limiti, con un testo pubblicato anche sul settimanale GENTE, ed è presente su numerose riviste e raccolte antologiche. Organizza e conduce serate di lettura di poesie, conferenze e presentazioni di libri. Collabora con la Pro Loco del comune di Abbadia San Salvatore all'organizzazione del Premio “UN MONTE DI POESIA“. Ha pubblicato tre raccolte di poesia, ” Venti e maree (2000), “ Per odio e per amore (2003), “ Alle Radici Del Canto (2009). Conduce il programma radio on line VETRINE D'AUTORE su radioblabla network e cura due blog di discussione letteraria e d'informazione eventi culturali http://tizianacurti.spaces.live.com e http://tizianacurti.wordpress.com



Freccia verso il cielo

Incredibile luce
di questo giorno gelido, invernale
un'aria trasparente mi traduce
un tempo di confini oltre il giardino.
Oggi un sole regale
sparge nel giallo verde del mattino
casualmente luminose perle
schegge di luce, scampoli di specchi
e scheletriti stecchi.

Un vento di scirocco
mi ha modellato un sangue di tempesta
minimizzando nuvole in un biocco.
Amo la vita e corro all'infinito
non resto alla finestra.
Vivo sempre in fuga dall'ordito
ma ho sogni di bambina dentro al cuore
e il petalo d'un fiore

sulle labbra posato,
Ricerco tenerezza e una canzone
che porti via l'amaro del passato.
Ancora un'emozione
mi passerà vicino ora che affido
al vento dolce della primavera
nastrini colorati ed origami,
da appendere sui rami
d'un albero alto, freccia verso il cielo.

 

Chissà se fu . . (specchio lirico)

Chissà se fu la luna
che guidò i nostri passi dentro al sogno
per quale fata avemmo la fortuna

che oltre la laguna
si aprì la porta di altre dimensioni.
Passano i giorni senza che li conti
nell'attesa di vivere frammenti

d' eccezionali eventi.
Mi canta in cuore un'alba luminosa
anche se fuori piove e il cielo è grigio

so che in fondo al sentiero c'è una rosa,

immensa, dilagante come un'eco.
Celebriamo la folle nebulosa
che in pieno ora c'investe.

Noi siamo gli elfi dentro le foreste,
lungo le rive di freschi corsi d'acqua,
adornati con fiori di narciso
avvamperemo d'oro

e danzeremo in cerchio per coloro
che non hanno riflesso dentro agli occhi
un preludio sonoro.

 

Chimera

Chissà se giungerà l'amata ora
dove l'attimo sembra eternità,
ma t'accorgi quant'è profondo il solco
tra quello che si spera e la realtà.

Felicità ti abbraccio solo a tratti
raggiungerti è chimera, lo so già,
ma l'onda ballerina all'orizzonte
muta il corso all'evento che verrà.

Quanta strada per giungere alla riva
dove il tempo ribolle gorgogliando,
per ritrovare l'acqua di sorgiva
dove sta in equilibrio il verde ragno.

Non aspettavo niente e tu nemmeno
sentivo vivo il mondo che s'apriva,
dentro lo sguardo ombroso sale un velo
come un'increspatura alla deriva.

 

Carlo Di Gifico

Carlo Di Gifico, nato a Genova, privo della vista per fatti di guerra, ordinario di filosofia e storia nei licei di stato, attualmente in pensione, ha ottenuto numerosi primi premi, due secondi e due terzi premi, segnalazioni e premi speciali, tre encomi solenni e diversi diplomi d'onore in concorsi di poesia. E' socio dell'Accademia Vittorio Alfieri e dell'A.N.P.A.I.
Ha pubblicato recentemente alcune raccolte di versi, tra cui “ Vento di riviera ”, “ Le nostre radici ”, “ L' anima è una foresta di emozioni “, “ Arco sospeso ” ed è presente con profilo critico nel IV volume della “Storia della letteratura italiana” (ed: Guido MIANO 2009) e in molte antologie poetiche.

 

L'anima è una foresta di emozioni

L'anima è una foresta di emozioni.
Sogna se i venti giostrano lontani,
fra sinuose scogliere,
rincorrendo i gabbiani
lungi dalle silvestri vibrazioni,
del sonno prigioniere.

Si desta al canto delle primavere
con il favonio che darà ai balconi
del sole calda face
e ai boschi lieti suoni,
mentre alle verdi magiche spalliere
darà gaiezza e pace.

Se il vento di maestrale ringhia audace
e copre la natura di tristezza,
invocherà la luce
madre d'ogni bellezza
e si riscalderà alla rossa brace
nell'inverno più truce.

Intanto, del ricordo brani cuce
d'alba felice o d'amorosa sera,
spinto da nostalgia
e tenerezza vera,
che alla speranza l'anima conduce,
soffusa di poesia.

Lampi fugaci scoccano via via,
fiondati dalla bocca di un cratere,
crogiuolo di passioni,
figlie d'ansia e piacere,
forziere d'ineffabile malia,
di verità e illusioni.

Preghiera di un bambino

(dopo la morte del suo bianco barboncino toy)

Perché, Gesù, il Nene m' ha lasciato?
Mamma dice che l' hai chiamato tu,
senza di lui mi sento abbandonato.
Senza di me cosa farà lassù,

fra gli angeli a giocar nel Tuo giardino?
Ci trovavamo tanto, tanto bene,
anche se io non ho che un terrazzino,
dove mi divertivo con il Nene.

Lo chiamo. E' troppo in alto. Non mi sente.
Come due fratellini ci amavamo.
Puoi chiederlo alla mamma e ad altra gente.
Nella mia strada insieme correvamo.

Dormiva accanto a me, sulla poltrona.
Me lo mandasti Tu per il Natale,
avvolto in una comoda borsona,
fra tutti i doni certo il più speciale.

Se me l' hai tolto per i miei capricci,
per qualche dispettuccio a mia sorella,
che grida sempre se le tiro i ricci
o se rovisto nella sua cartella,

prometto di lavarmi orecchie e collo
mi metterò a mangiare la verdura,
non sputerò mai più tacchino e pollo,
non farò più le beffe a zia Ventura.

Darò tanti bacini a mia sorella,
se avrò la tosse, mi farò curare,
lascia che il mio Nenino, la mia stella,
ritorni a casa, fammelo abbracciare.

Rondò per un rondone

Dopo un'acquata sulle acacie e i fiori,
il sole si affacciò; si arrese il vento
e l'aria fresca si affollò di odori,
sposandosi col nostro sentimento.

Stillar di pioggia i rami davan lento.
Tornava il mormorio di primavera.
Dei cari suoni si riudì l'accento,
che accompagnò il fiorire della sera.

D'idillio fu per noi quell'atmosfera,
sull'erba stesi a contemplare il cielo,
quando un rondone come freccia nera
attraversò dei rami il fitto telo.

Cacciò, deviò e in un lampo tornò in cielo.
Con l'ali lunghe, a ferro di cavallo,
leggero, affusolato è come stelo,
coda forcuta, non commette fallo.

Inerti ha i piedi e in volo è un vero sballo.
Si accoppia in aria, uccel fedele e gaio.
Fa il nido, lo difende come un gallo
dal suo nemico, il falco lodolaio.

Abita tetti, crepe, lucernaio
in zone ricche d'insetti e colori.
Sulla terrazza ne vorremmo un paio,
ospiti cari in mezzo ai nostri fiori.

Il sogno

Stanotte ti ho sognato, mio Signore.
Dormivo fra due braccia a forma d'ali,
il capo reclinato sopra un cuore
dai palpiti materni, celestiali.

Sentivo sulla pelle la carezza
dell'aria intrisa di dorata luce
e lungi da paure e da tristezza
udivo il nome mio dalla Tua Voce.

Volavo verso limpidi orizzonti.
L'eco del mondo ormai m'era lontano,
dissolto con i mari e con i monti,
del cielo avvolto nell'eterea mano.

Fu allora che, destatomi, scopersi
in quell'ali le braccia di mia madre,
tenere, calde, ricche di un amore

nato dal cuore tuo, Divino Padre,
dove le cose buone non van perse,
perché Sei d'esse Tu l'Unico Autore.

 

Linetta Ajello Casini

Linetta Ajello Casini – Nata ad Orte (VT) il 20 Gennaio 1915, nel 1932 si trasferì, insieme ai genitori e ai fratelli, a Pisa, poi nel 1937, a seguito del matrimonio con lo scrittore Tito Casini, fissò definitivamente la sua residenza a Firenze e da allora si è sentita fiorentina d'adozione e d'amore. Proveniente da studi classici, aveva però preferito insegnare per ben 43 anni nelle scuole elementari. Da sempre appassionata di poesia, solo dopo gli 80 anni, in seguito all'incontro con l'Accademia Vittorio Alfieri e conquistata dal manifesto del “Dolce Stile Eterno”, cominciò a pubblicare le sue rime che, se pur nate in età avanzata, hanno una incredibile freschezza. Diventò subito uno dei pilastri dell'Associazione, con la quale tra il 1999 e il 2006 pubblicò tutte le sue poesie in 4 volumi: “Luci ed ombre”, “L'Angelus della sera”, “Ritratti” e “Pagine sparse”. Si spense serenamente all'età di 92 anni il giorno 11 Aprile 2007.

 

Guardando il tuo ritratto

Il tuo amore ritrovo nei tuoi occhi,
che mi guardan dal quadro col sorriso
d'anni trascorsi, ma non mai scordati,
ché sempre ho in cuore i tratti del tuo viso.

Risento la tua voce, i tuoi accenti
di quando mi parlavi del tuo amore . . .
ed ora che i tuoi occhi sono spenti,
t'ascolto, che mi parli ancor col cuore.

Ti guardo e ti sussurro due parole,
quelle che ti svelarono il mio amore.
Sorridi: tu ricordi quelle sole . . .

E mi rispondi, col tuo sguardo mite,
senza parlare, ma nel tuo sorriso
sento le nostre vite ancora unite.


Notte di San Lorenzo

Volano i miei pensieri nell'attesa,
mentre qui aspetto le cadenti stelle,
presagio forse di liete novelle,
e per l'evento ho l'anima sospesa.

Il vento soffia, lieve brina è scesa,
a nasconder nel cielo argentee stelle,
già nubi nere copron le più belle
e poi la pioggia cade giù a distesa.

E non c'è luna ad indicar la via …
Un cupo tuono romba assai vicino:
San Lorenzo ha tradito la mia attesa.

Ma guardo il cielo conturbato e buio:
oltre le nubi c'è sempre il sereno
e verso il cielo va l'anima tesa.


Il compasso

L'anima mia, sempre con te sicura,
oggi ricorda le giornate ansiose,
quando l'anime nostre, due in una,
temevan sulla terra esser divise.

“Non paventar – dicevi - la frattura,
noi siamo come l'aste dei compassi:
tu l'asta fissa e reggi l'andatura,
io l'altra, che, se pure muove passi,

al centro rientra sempre, sta' sicura.
Quando il mio spirito tornerà al Creatore,
tu, ferma sempre come l'asta dura,
mi seguirai col cuor presso il Signore.

E allor che la tua ora arriverà,
ci riuniremo tutt'e due all'interno,
ed il compasso mai più s'aprirà,
ché unito e fisso resterà in eterno.”


Il mio cammino

Il mio cammino è lungo e tortuoso
per una strada ch'è tutta un ricordo:
un viaggio bello, molto avventuroso,
con vicende vissute che non scordo.

Passato come passan le stagioni:
tempo brutto, poi bello in alternanza;
il cammino, cosparso anche di fiori,
m'ha lasciato un bel raggio di speranza.

Ancora spero pace sulla terra,
ma se orizzonte ancor vago è al mio sguardo,
tranquilla io proseguo la mia via,

ché gran fiducia ho ancor nel mio destino,
e so che dopo tanto camminare
Dio troverò in fondo al mio cammino.


L'abito azzurro

Era azzurro il vestito che portavo
la prima volta che tu m'incontrasti:
era buio e a fatica camminavo
sulla neve, così mi sorreggesti.

Entrati in casa mi tolsi il mantello
e l'azzurro dell'abito alla luce
splendette come il cielo al tempo bello,
donando agli occhi il brillio che seduce.

Mi confidasti poi che in quel momento
nel tuo cuor fu segnato il mio destino
e sempre mi volevi, più contento
se l'abito era azzurro, a te vicino.

Anch' ora un bel vestito è preparato,
azzurro come il cielo più turchino,
e me lo metteranno, è già scontato,
per affrontare l'ultimo cammino . . .

Mi guarderai radioso come allora,
come la prima volta che ti vidi,
la vita allor sarà come un'aurora:
perché in eterno noi saremo uniti.


La campana dell'Ave Maria

Dolce campana dell'Ave Maria,
che sempre hai salutato il mio cammino,
soave suono, pieno d'armonia,
t'ascolto ancor con animo bambino.

Niente è più grato all'anima mia,
di quel breve rintocco mattutino
che mi riporta pien di nostalgia,
ai primi anni del lungo cammino.

Il nuovo giorno è pieno di freschezza
e in esso la mia anima si appiana,
tornando al tempo della fanciullezza.

Così vorrei finir, senza tristezza,
questa mia vita mentre la campana
suona l'Ave con mistica dolcezza.

 

 

Elena Zucchini

Elena Zucchini abita a Genova, dove è nata; ha frequentato il Liceo Classico e si è laureata in Scienze Biologiche, svolgendo per oltre 20 anni la professione di biologo nell'industria farmaceutica. Attratta dalla scrittura in versi fin dall'infanzia, se n'è allontanata per l'avversione verso la poesia novecentista. Completamente assorbita dagli impegni lavorativi e familiari, si è riaccostata alla poesia quando, concluso il rapporto di lavoro e con le figlie già adulte, ha incontrato l'Accademia Alfieri. Ha aderito con entusiasmo al movimento letterario “Il Dolce Stile Eterno” e si è applicata allo studio della prosodia e della metrica e alla produzione di testi poetici che utilizzino esclusivamente versi canonici coronati da rime e inseriti in schemi metrici. Coordinatrice della Sezione Ligure dell'Accademia Alfieri, si occupa nella sua città di letture poetiche, eventi culturali e spettacoli di poesie, e conduce un Laboratorio di Versificazione in una prestigiosa sede comunale.

 

Oggi

(rondò per mia figlia Elisa)

Oggi è con rinnovata tenerezza
che spio il tuo sonno calmo e sorridente.
Ritrovo la medesima dolcezza
di quando piccolina eri dormiente

accanto a me col tuo viso innocente
paffuto, col respiro sempre uguale
e i riccioli disordinatamente
mischiati ai miei capelli sul guanciale.

Oggi il tuo volto è d'un pallido ovale
ombrato dalle lunghe ciglia arcuate,
par di madonna rinascimentale,
ma fanciulle le labbra delicate.

Stringi con quelle dita affusolate
la tua coperta, tutta freddolosa.
Ti guardo in mezzo a lacrime salate
vinta da un'emozione silenziosa.

Oggi sei donna, sei meravigliosa!
Non riesco quasi a credere sia vero:
per me resti la mia bimba giocosa,
eppur comprendi a fondo il mio pensiero.

Libera voli già sul tuo sentiero
con la baldanza della giovinezza,
ma ancora cullo il tuo sonno leggero
privo di adulta consapevolezza.


Bruciano le mie labbra

Bruciano le mie labbra sulle tue,
brucia la pelle che alla tua aderisce,
brucio d'amore tutta se noi due
danziamo quella danza che sfinisce.

Passano i giorni, eppur non si esaurisce
la magia che rinnova i nostri sogni
e l'insperato amore che ci unisce
soddisferà i più intimi bisogni.

Il bacio mattutino che tu sogni,
per cui l'intera vita tua daresti
e i mille baci di cui tu abbisogni
te li darò ... e tu cosa faresti?

Certo la libertà mi lasceresti
di sceglierti ogni giorno con letizia
e i tanti baci contraccambieresti
per non esser tacciato d'avarizia.

Procederemo in complice amicizia,
ci intrigherà l'amor con l'arti sue ...
E finché Sorte ci sarà propizia,
mi brucerò le labbra sulle tue.


Agguato

Come una maga, svelta nella mossa
io cambio pelle ed il mio antagonista
disoriento, poi sfuggo alla sua vista
e posso ripartire alla riscossa.

Sì, mi diverto in questa caccia grossa!
(chi è la preda e chi è il predatore?)
Sento vibrare l'ansia nel suo odore,
mentre resto acquattata nella fossa.

Balzo e spalanco la mia bocca rossa,
affondo i denti dritta sino al cuore
e il mio veleno inietto con furore.

Leggo in quegli occhi una gioia frammista
d'accettazione rapida, imprevista
e il mio potere bevo fino alle ossa.


Voce

(a Elena Pelizza)

Bellezza è quella ch'esce dai tuoi occhi
e scivola sui raggi degli sguardi
che ovunque tu li attardi
sono messaggi, sono lievi tocchi ...
Velluto di corolla e di rugiada,
ala d'angelo che frulla e s'invola,
bellezza che prorompe dalla gola,
un picco che digrada
e accompagna acqua chiara al vasto mare,
dov'è dolce annegare.

Bellezza che ti sgorga dalla pelle,
piuma che danza al moto delle dita,
profumo che si avvita
in volute che inebriano le stelle ...
Miele biondo che sprizza di sorpresa,
soavità che nelle vene cola,
bellezza che prorompe dalla gola,
tutta di fuoco accesa,
pallida perla fra le labbra rosa
rotola voluttuosa.

E' curva d'onda, graffio inferto al cielo,
schiaffo di vento, fremito di stelo.


Fragile è la notte

... ma fragile è la notte nei respiri,
quando le ciglia gravano sugli occhi,
quando ovattati giungono i rintocchi
scorrendo sopra le ali dei sospiri.

Quando le ciglia gravano sugli occhi
dopo l'amore, dopo i suoi raggiri,
scorrendo sopra le ali dei sospiri
piovono i sogni lievi come fiocchi.

Dopo l'amore, dopo i suoi raggiri,
non tremano nell'ansia i tuoi ginocchi ...
piovono i sogni lievi come fiocchi,
quando in te stessa tutta ti ritiri.

Non tremano nell'ansia i tuoi ginocchi
mentre nel buio impazzano i vampiri,
quando in te stessa tutta ti ritiri
e in quei bei sogni ridi e ti balocchi.

 

Gioia Guarducci

Gioia Guarducci, vive a Firenze, dove ha insegnato Letteratura Italiana e Storia nelle Scuole Superiori. Ama scrivere e dipingere. I suoi quadri sono stati presentati in mostre e rassegne d'arte figurative, sia a livello regionale che nazionale. Nel 1998 ha dato alle stampe il volume " Mimose ", in cui ha raccolto la sua prima produzione di liriche. Successivamente ha pubblicato un'antologia di sonetti in vernacolo fiorentino intitolata "Da' retta, Nanni.... " oggi alla sua seconda edizione. Per qualche tempo ha collaborato con la redazione regionale toscana del quotidiano “Il Giornale”, con poesie in vernacolo. Nel 2002 ha presentato il volume di poesie “ Veglia d'amore ”. Ha ottenuto riconoscimenti in concorsi di poesia e narrativa (tra gli altri il primo premio per la “Poesia dell'anno 1999” bandito dalla Nuova Tribuna Letteraria) e molte sue liriche sono presenti in antologie e riviste letterarie. Collabora con il periodico letterario “Il Dolce Stile Eterno”, organo del Laboratorio di Poesia dell'Associazione “Accademia Vittorio Alfieri” di Firenze.

 

Regalami lo spazio d'un ricordo ...

Regalami lo spazio d'un ricordo...
Eco di passi noti in fondo al cuore,
luce d'un lampo che rosseggia e muore,
ma stampa la sua impronta nello sguardo.

Ritorna col pensiero a un altro inverno:
bagliori di finestre illuminate,
due ombre che procedono allacciate
sotto i fiochi lampioni del Lungarno.

Nel petto trema un volo di farfalle,
un fremito struggente, un batter d'ale,
un suono di campane di Natale
che incrina l'aria nera senza stelle.

Stasera vado sola col rimpianto
in cerca del tuo viso tra la gente,
che mi oltrepassa estranea, indifferente...
alle mie spalle, per compagno, il vento.


Vigilia di Natale

Vigilia di Natale. Un vento lieve,
pungente come spine d'agrifoglio.
Lungo la strada, cordoli di neve
e un salice ritorto, nero e spoglio.

Girovaghiamo insieme, senza meta,
il tuo passo all'unisono col mio.
L'orizzonte impalpabile, di seta,
serba del sole un breve scintillio.

Sui colli, sparse luci di presepe
e un ricordo venuto di lontano,
di lucciole inseguite oltre la siepe,
racchiuse dentro il cavo della mano,

furtivo dono d'un adolescente,
in un'estate di tanti anni fa,
posa sul cuore silenziosamente,
segreto pegno di felicità.


Amore mio

Amore mio, sorridimi stasera
e lascia scivolare i tuoi pensieri,
chiudiamo il mondo estraneo dietro i vetri,
questo giorno svanisce ed è già ieri.

Il vento invano tenterà le porte,
insieme stretti aspetteremo il sole,
mi scalderai, ti scalderò le mani
dentro la notte densa di parole.

Io non ti chiedo quanto può durare
questo tempo di favole incantato
e tutto crederò, filando l'alba,
senza futuro e senza più passato.


Piove

Piove, piove stasera.
Un fresco odore d'erba nella stanza
porta la primavera insieme al vento
fugace e lieve come la speranza.

Solitario e scontento
nel giardino dei sogni vaga il cuore,
dietro ogni foglia cerca il tuo sorriso,
trepido insegue l'ombra dell'amore.

Un ricordo improvviso,
un'eco di parole antiche e nuove,
resta in ascolto l'anima sospesa.
Oltre i vetri appannati piove, piove.

Una lampada accesa.
mentre imbrunisce a poco a poco il giorno,
scivola l'acqua e nel silenzio piange
sul tempo andato che non fa ritorno.


L' impronta del tuo bacio

L'impronta del tuo bacio non si sciolse
come l'orma dei passi nella neve,
ma restò sulle labbra un gusto lieve,
miele di tiglio e bacche di ginepro.

Il segreto del bacio, grido muto,
accese l'ombra grigia della sera,
il cuore sospirava primavera
e il languore di notti vellutate.

La neve che volteggia dietro i vetri
rievoca ai sensi l'armonia stregata
di una stagione acerba, sigillata
da quel tuo bacio a fine di Febbraio.


Notte di marzo

Una pozza di luce oltre l'altura
si asciuga e trascolora nella quiete.
Il fuoco acceso tra le vecchie mura
disegna il tuo profilo alla parete.

Sei stato acqua sorgente alla mia sete,
fresca ventata contro la calura,
e palpito di lucciole segrete
tra l'ali d'ombra della notte scura.

Mentre ti penso, in fondo allo stradone
s'alza un canto d'un epoca passata.
Mi affaccio, l'aria odora di limone,

l'oscurità di stelle è trapuntata.
Sottovoce accompagno la canzone,
la primavera forse è ritornata.


Stagioni che vanno

Arde l'estate, rondini nel cielo,
le sere si riempiono di gridi,
presto l'autunno coprirà d'un velo
d'umida nebbia i freddi spogli lidi.

Verrà l'inverno e avrà denti di gelo,
si disfaranno in fango e paglia i nidi,
il girasole fletterà lo stelo,
ma il cuore sboccerà se tu sorridi.

Le parole non dette fioriranno
sulle mie labbra come bucaneve
che d'improvviso sfolgorano al sole.

Le parole segrete, quelle sole,
che sfidano il silenzio della neve,
bianchi germogli per il nuovo anno.

 

 

L' Antologia

Poesie

DALMAZIO MASINI: Dicembre
MARIO MACIOCE: Sera d' estate
ANNA COTTINI: Non grido
MASSIMO PINZUTI : Falco in amore
ELISABETTA ANTONANGELI: Rimpianto
CARLO CANTAGALLI: Alla terra
GIUSEPPE COLAPIETRO: Ricordi
MONICA ORSI: Il temporale
ELENA MALTA : Come un miraggio
ALESSANDRO VALENTINI: Il viale del tramonto
FRANCESCO DETTORI: Dolce Stile Eterno
DOMENICO CAPPELLI: Roma
CLAUDIO PORENA: Balocchi
VITTORIO VERDUCCI: Notte turchina
SONIA BORTOLOTTI: Partenze d'estate
RODOLFO VETTORELLO: La metafora e il nulla
STEFANO FRILLI: Stella splendente