| Ballata triste
Sulla cresta dell'onda
corrono i miei pensieri
con la realtà di ieri,
tanto vera, profonda e primordiale
e l'ansia del domani;
e serro in uno spasmo le mie mani
così, per farmi male
e non sentire quello che ho nel cuore,
tutto il dolore
per tanti sogni inutili, spezzati.
Perché siamo tornati
ancora a passeggiare lungo il molo
se non mi vuoi più bene
e resto solo?
Quelle ore trascorse
così dolci e fatate
che tu hai dimenticate
e parli, parli e forse non ti ascolti
e poi ti fermi intenta,
ma l'onda non si ferma e scorre lenta
sui miei sogni sconvolti;
e va dall'orizzonte alla marina
e si avvicina
con quei riflessi vividi, incantati.
Perché siamo tornati . . .
La bianca spuma va
tra gli scogli roventi
tormentati dai venti,
vigili e saldi là di fronte al mare;
io ti porgo la mano
e tu non la rifiuti, ma lontano
quasi ti sento andare,
seguendo chissà dove i tuoi pensieri,
freddi e insinceri
come la notte dei ricordi ingrati.
Perché siamo tornati . . .
Un alito di brezza
ci porta di lontano
un dolce suono strano
ch'è quasi una carezza del passato:
la musica stonata
di una canzone ormai dimenticata;
ora trattengo il fiato,
ma si è spenta pian piano, dolcemente
e non rimane niente
a riempire gli spazi dilatati.
Perché siamo tornati
ancora a passeggiare lungo il molo
se non mi vuoi più bene
e sono solo?
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